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30 novembre 2006

Il papà più forte del mondo.

Con la scusa di provare se funziona inserire un video di YouTube, ecco una storia che mi ha (davvero) commosso.

[Da Sports Illustrated, di Rick Reilly]

Cerco di essere un buon padre. Aiuto i miei ragazzi. Lavoro la notte per pagare i loro messaggini. Li porto a vedere gli spettacoli.

Ma in confronto a Dick Hoyt, faccio schifo.

Ha spinto ottantacinque volte suo figlio disabile per i 42.195 km della maratona. Otto volte non solo l'ha spinto per 42.195 km in sedia a rotelle, ma l'ha pure trainato per 3,8 km in una barchetta a nuoto e per 180 km in bici su un sedile ricavato sul manubrio--tutto nello stesso giorno.

Dick l'ha portato a sci di fondo, in spalla per arrampicare e una volta attraverso tutti gli USA in bici. Il che ridimensiona un po' il portare tuo figlio al Bowling, no?

E cosa ha fatto Rick per suo padre? Non molto--a parte salvargli la vita.
Questa storia inizia a Winchester, nel Massachusetts, 43 anni fa, quando Rick rimase soffocato dal cordone ombelicale durante il parto, lasciandogli un danno cerebrale e inabile a controllare gli arti.

"Sarà un vegetale per il resto della vita;" - racconta Dick - lo dissero i dottori a lui e a sua moglie Judy quando Rick aveva nove mesi. "Mettetelo in un istituto."

Ma gli Hoyt non ci stavano. Avevano notato che gli occhi di Rick li seguivano per la stanza. Quando Rick ebbe 11 anni lo portarono alla facoltà di Ingegneria alla Tufts University e chiesero se ci fosse qualcosa che permettesse al ragazzo di comunicare. "Non esiste", dice Dick che gli fu detto. "Non c'è niente che vada nel suo cervello."

"Gli racconti una barzelletta," ribatté Dick. Lo fece. Rick rise. Evidentemente c'erano un sacco di cose che 'andavano' nel suo cervello. Collegato ad un computer che gli permetteva di controllare un cursore toccando un interruttore con un lato della testa, Rick fu finalmente in grado di comunicare. Le prime parole? "Go Bruins!" [squadra di hockey di Boston, N.d.T.] E quando un suo compagno di classe rimase paralizzato per un incidente e la scuola organizzò una corsa per raccogliere fondi, Rick si lanciò: "Papà, la voglio fare."

Sì, certo. Come avrebbe fatto Dick, che chiamava se stesso un "ciccione" e che non aveva mai corso per più di un chilometro, a spingere il figlio per oltre otto chilometri? Comunque provò. "Dopo ero io l'handicappato," dice Dick, "sono stato dolorante per due settimane."

Quel giorno la vita di Rick cambiò. "Papà," scrisse, "quando correvamo, non mi sentivo più disabile!"

E quella frase cambiò la vita di Dick. Divenne ossessionato dall'idea di far provare a Rick quella sensazione più spesso che poteva. Si mise così in forma che lui e Rick erano pronti per la maratona di Boston del 1979.

"Non esiste," disse a Dick un giudice di gara. Gli Hoyt non erano un corridore singolo, e non erano un contendente in sedia a rotelle. Per diversi anni Dick e Rick si unirono semplicemente alle enormi competizioni, finché non trovarono un modo per entrare in gara ufficialmente: nel 1983 corsero una maratona così forte che si qualificarono per quella di Boston dell'anno successivo.

Poi qualcuno disse, "Ehi, Dick, perché non il triathlon?"

Un tipo che non ha mai imparato a nuotare e che non è salito su una bici da quando aveva sei anni, come può portarsi dietro suo figlio di 50 kg in una gara di triathlon? Comunque, Dick provò.

Ora hanno all'attivo 212 gare di triathlon, inclusi 4 massacranti Ironman da 15 ore alle Hawaii. Deve essere deprimente essere un atleta di 25 anni ed essere superati da un anziano che traina un adulto in una barchetta, che ne pensi?

Ehi, Dick, perché non vediamo cosa faresti da solo? "Neanche per idea," dice. Dick lo fa puramente per "la sensazione straordinaria" che prova nel vedere Rick con un sorrisone mentre corrono, nuotano e pedalano insieme.

Quest'anno, alle rispettive età di 65 e 43 anni, Dick e Rick hanno finito la loro ventiquettresima maratona, al 5.083esimo posto su oltre 20.000 concorrenti. Il loro miglior tempo? Due ore, 40 minuti nel 1992--solo 35 minuti in più rispetto al record del mondo che, nel caso in cui non ti occupi di questo genere di cose, voglio ricordare che è stato ottenuto da un tipo che non spingeva un'altra persona su una sedia a rotelle.

"Non c'è dubbio," scrive Rick. "Mio papà è il padre del secolo."

E anche Dick ne ha ricavato dell'altro. Due anni fa ebbe un leggero attacco di cuore durante una gara. I dottori scoprirono che una delle sue arterie era chiusa per il 95%. "Se tu non fossi stato in una forma così strepitosa," gli disse un medico, "probabilmente saresti morto 15 anni fa." Così, in un certo senso, Dick e Rick si sono salvati la vita a vicenda.

Rick, che ha la sua casa (riceve assistenza a domicilio) e lavora a Boston, e Dick, in pensione dalla sua occupazione come militare e che vive a Holland, Massachusetts, trovano sempre il modo per stare insieme. Fanno conferenze in giro per il paese e gareggiano in competizioni durissime ogni fin settimana, compreso questa festa del papà [l'articolo è stato scritto prima del 19 Marzo 2006, N.d.T.].

Quella sera Rick offrirà la cena a suo papà, ma la cosa che vuole veramente è fargli un regalo che non potrebbe mai comprare.

"La cosa che mi piacerebbe di piu," scrive Rick, "è che mio papà si sedesse sulla sedia e fossi io a spingerlo, per una volta."

Qui sotto, il video. [dura 4 minuti - il sottofondo musicale è facoltativo]

29 novembre 2006

La sicurezza dell'insicuro

Questo viene dal blog di Donald Crowdis: sa un po' di Socrate, ma ci sta tutto.



Costantemente noi, o almeno io, abbiamo a che fare con quelli che sono sicuri riguardo qualcosa, di solito riguardo se stessi in generale. Ovviamente, questo permette loro di passare ogni giornata problematica con la sicurezza che il mondo, se non addirittura il cosmo, va come loro ben sanno. Milioni di articoli a stampa che si occupano di nuovi concetti sulle questioni scientifiche e di noi stessi come individui e come gruppo, non li riguardano. Loro sanno, e questo è quanto!

Il punto cruciale, o il punto di divisione, di tutto ciò è che se loro comprendessero che nessuno sa un gran che -- alla luce di questi articoli pubblicati -- allora la posizione corretta sarebbe "dimmi di più". Solo chi è sicuro della consapevolezza duramente raggiunta, e di rado, di una condizione di parziale conoscenza / parziale ignoranza, può rilassarsi nella sicurezza di non sapere, e di conseguenza può imparare.

Per me la domanda è: Perché non possiamo accontentarci della nostra fin troppo ovvia inadeguatezza? Accettiamo che volpi, vacche, formiche, elefanti e così via non possano sapere tutto, allora perché non accettiamo il fatto che nemmeno noi possiamo?

Il rischio, o meglio, il fato di chi "sa" tutto è la disfatta che avviene quando inevitabilmente scopre che non sa. Potrei dire che l'avevo detto, e penso che lo farò.



[scoperto via BoingBoing]





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23 novembre 2006

Good and Bad Procrastination

Good and Bad Procrastination



Questo saggio di Paul Graham è così bello che non ho potuto fare a meno di tradurlo.





Procrastinazione buona e cattiva.



Dicembre 2005



Tutte le persone impressionanti che conosco sono terribili procrastinatori. Come può essere che il procrastinare non sia sempre una brutta cosa?



In generale, chi scrive riguardo alla procrastinazione lo fa per cercare di curarla. Questo però è letteralmente impossibile. C'è un numero infinito di cose che potresti fare. Non importa su cosa si stia lavorando, non si lavora nel frattempo su qualcos'altro. Quindi la domanda non è come evitare la procrastinazione, ma come procrastinare bene.



Ci sono tre varianti di procrastinazione, che dipendono da cosa fai al posto che occuparti di una certa cosa: puoi fare (a) niente, (b) qualcosa di meno importante, o (c) qualcosa di più importante. L'ultimo tipo, suppongo, è procrastinazione buona.



E' il "professore con la testa fra le nuvole", che si scorda di radersi, o di mangiare, o magari anche di guardare dove va quando sta pensando a qualcosa di interessante. La sua testa è assente dalla quotidianità perché sta lavorando troppo duramente su qualcos'altro.



Questo è il senso del fatto che tutte le persone più impressionanti sono procrastinatori. Sono dei procrastinatori di tipo C: non si applicano sulle piccole cose perché lavorano sulle grandi.



Quali sono le "piccole cose?" Grosso modo, tutto quello che non ha speranza di essere citato nel tuo necrologio. E' difficile dire in anticipo quale sarà il tuo lavoro migliore (sarà il tuo magnum opus [in latino nell'originale, N.d.T.] sull'architettura dei templi Sumeri o quel romanzo del terrore che hai scritto sotto falso nome?), ma c'è comunque un'intera classe di attività che puoi tranquillamente scartare: raderti, lavare, pulire la casa, scrivere ringraziamenti-- tutto quello che può andare sotto il nome di faccende.



La buona procrastinazione è evitare le faccende per occuparsi del lavoro vero.



Vero in un certo senso, almeno. Le persone che vorrebbero farti fare le faccende non penseranno che sia una buona cosa. Ma probabilmente sono le stesse che devi scocciare quando vuoi che venga fatto qualcosa. Le persone più miti, se devono fare del lavoro vero, hanno tutte un polso piuttosto fermo quando arriva il momento di evitare le faccende.



Alcune faccende, come rispondere alle lettere, se ne vanno da sole se le ignori (probabilmente portandosi via gli amici). Altre, come falciare il prato, o fare la dichiarazione dei redditi, se le ignori tendono solo a peggiorare. In linea di principio non funziona ignorare il secondo tipo di faccende. Sono cose che alla fine ti toccherà fare. Perché (come recitano le formule di sollecito) non farlo adesso?



Il motivo per cui paga mettere da parte anche queste faccende, è che il lavoro vero richiede due cose di cui le faccende non necessitano: grossi blocchi di tempo e l'umore giusto. Se sei ispirato da qualche progetto, può essere una scelta vincente sbarazzarsi di tutto quello che avresti dovuto fare nei giorni successivi per lavorare su quel determinato progetto. Sì, quelle faccende potrebbero costarti più tempo nel momento in cui decidi di occupartene. Ma se riesci a fare un sacco di cose in quei giorni, il risultato netto è che sarai più produttivo.



In realtà, non è detto che sia una differenza di grado, ma di tipo. Ci possono essere tipi di lavori che possono essere fatti solo in periodo lunghi e senza interruzioni, quando si è ispirati piuttosto che diligentemente in piccole e precise scadenze. Empiricamente sembrerebbe essere vero. Quando penso a persone che conosco che hanno fatto grandi cose, non li immagino a spuntare in modo diligente la loro lista delle faccende, li immagino sgusciare via per lavorare su qualche nuova idea.



Al contrario, forzare qualcuno a fare le faccende in modo ripetitivo mette un limite alla sua produttività. Il costo di un'interruzione non è solo dovuto al tempo che prende, ma al fatto che spacca l'intervallo di tempo in due parti. Probabilmente basta interrompere qualcuno un paio di volte al giorno per renderlo del tutto inabile ad occuparsi di problemi di una certa complessità.



Mi sono chiesto parecchie volte perché gli startup siano più produttivi quando sono agli albori, quando sono solo due ragazzi in un appartamento. La ragione principale può essere che non c'è nessuno ad interromperli. In teoria è un bene quando i fondatori hanno abbastanza soldi per assumere gente per far fare loro parte del lavoro. Ma potrebbe essere meglio il superlavoro piuttosto che le interruzioni. Una volta che diluisci uno startup con ordinari lavoratori da ufficio-- con procrastinatori di tipo B-- l'intera azienda comincerà a risuonare alla loro frequenza. Loro sono guidati dalle interruzioni, e in breve lo diventi anche tu.



Le faccende sono così efficaci nell'assassinare grandi progetti che un sacco di gente le usa proprio per quello scopo. Qualcuno che decide di scrivere un romanzo, per esempio, si renderà improvvisamente conto del fatto che la casa ha bisogno di una pulita. Chi non riesce a scrivere un romanzo non lo fa stando seduto per giorni di fronte ad una pagina bianca senza scrivere niente. Lo fa dando da mangiare al gatto, andando a comprare qualcosa per la casa, incontrando un amico per un caffè, leggendo la posta. "Non ho tempo per lavorare," dicono. Certo che no; hanno fatto in modo che sia proprio così.



(C'è anche una variante in cui non si ha posto per lavorare. La cura è andare a visitare i posti in cui hanno lavorato personaggi famosi, e vedere con i propri occhi quanto fossero inadatti).



Io ho usato entrambe queste scuse qualche volta. Ho imparato un sacco di trucchi per farmi restare sul pezzo negli ultimi 20 anni, ma anche adesso è una battaglia che non sempre riesco a vincere. Certi giorni faccio il lavoro vero. Altri vengono fagocitati dalle faccende. E so che di solito è colpa mia: sono io che permetto alle faccende di papparsi la giornata, per evitare di occuparmi di qualche problema davvero difficile.



La forma più pericolosa di procrastinazione è quella ignara di tipo B, perché non sembra procrastinazione. Del resto stai "facendo delle cose." Semplicemente quelle sbagliate.



Qualsiasi consiglio sulla procrastinazione che si basi sullo spuntare righe sulla tua lista delle attività non solo è incompleto, ma anche fuorviante, se non tiene conto la possibilità che la stessa lista delle attività sia una forma di procrastinazione di tipo B. In realtà, "possibilità" è una parola troppo debole. Quasi tutti sono in questa condizione. A meno che tu non stia lavorando sulla cosa più grossa di cui ti potresti occupare, sei un procrastinatore di tipo B, indipendentemente da quante cose riesci a fare.



Nel suo famoso saggio "Tu e la tua ricerca" (lettura che consiglio a chiunque sia ambizioso, non importa di che campo ci si occupi), Richard Hamming suggerisce di fare a te stesso tre domande:



1) Quali sono i problemi più importanti nel tuo campo?



2) Stai lavorando su uno di quelli?



3) Perché no?



Hamming lavorava ai Laboratori Bell quando iniziò a porre queste domande. In linea di principio chiunque dovrebbe essere in grado si lavorare sui problemi più importanti nei rispettivi campi. Probabilmente non tutti possono tracciare un solco imperituro nel mondo; non ne ho idea; ma qualunque siano le tue capacità, ci sono progetti che le portano ai limiti. Quindi l'esercizio di Hamming può essere generalizzato come segue:



- Qual è la cosa migliore sulla quale potresti lavorare, e perché non lo fai?



La maggior parte delle persone si schermisce davanti a questa domanda. Anch'io lo faccio; la vedo sulla pagina e lesto lesto vado alla frase successiva. Hamming prese l'abitudine di andare in giro a chiedere la stessa cosa, e questo non lo rese molto popolare. E' una domanda però che chiunque sia ambizioso dovrebbe affrontare.



Il problema è che usando quest'esca può essere che tu finisca per prendere un pesce veramente grosso. Per fare un buon lavoro, hai bisogno ti trovare ben di più che buoni progetti. Quando li hai trovati, devi metterti a lavorarci su, cosa che può risultare difficile. Più il problema è grosso, più difficile è mettersi all'opera.



Ovviamente la ragione per cui risulta difficile lavorare su un particolare problema è che non piace. Quando sei giovane, in modo particolare, spesso ti ritrovi a lavorare su cose che non ti piacciono-- perché sembrano cose importanti, per esempio, o perché te l'hanno dato come compito. Molti studenti delle superiori si bloccano lavorando su grossi problemi che non li divertono affatto, e la scuola superiore è quindi sinonimo di procrastinazione.



Ma anche se ti piace quello su cui stai lavorando, è più facile mettersi a lavorare sui problemi piccoli piuttosto che su quelli grossi. Perché? Perché è così difficile lavorare sui problemi grossi? Una dei motivi è che potresti non ricevere mai una ricompensa per il tuo lavoro nel prossimo futuro. Se lavori su qualcosa che puoi finire in un giorno o due, ti puoi aspettare di poter assaporare piuttosto in fretta un certo senso di appagamento. Se la ricompensa è indefinitamente lontana nel futuro, sembra meno vera.



Un'altra ragione per cui non si lavora sui grandi progetti è, notate l'ironia, la paura di perdere del tempo. Che succede se falliscono? Tutto il tempo passato su di loro sarà stato sprecato. (In effetti è probabile che non sia sprecato, in quanto lavorare su progetti impegnativi porta quasi sempre da qualche altra parte.)



Ma quello che impedisce di occuparsi dei grandi problemi non può essere solo la non immediatezza dei risultati e la possibilità che sia tempo sprecato. Se fosse tutto qui, non sarebbe peggio di andare in visita dai tuoi suoceri. C'è di più. I grandi problemi sono terrificanti. Ad occuparsene si soffre quasi dolore fisico. E' come avere un aspirapolvere agganciato alla tua immaginazione. Tutte le tue idee vengono risucchiate immediatamente, e non te ne restano più, e comunque l'aspirapolvere continua ad aspirare.



Non puoi guardare un grosso problema negli occhi in modo troppo diretto. Devi avvicinarti in un qualche modo obliquo. Ma devi aggiustare bene l'angolazione: devi affrontare i gradi problemi in maniera abbastanza diretta da riuscire a fare tuo parte dell'eccitazione che irradia da questo, ma non così tanto da paralizzarti. Puoi stringere l'angolo quando ci sei, come una barca inclina la vela sempre più verso il vento una volta che ha preso la bolina.



Se vuoi lavorare sulle grandi cose, pare che tu debba ingannare te stesso per poterlo fare. Dei lavorare sulle cose piccole che possono in seguito maturare in cose grandi, o lavorare su cose progressivamente più grandi, o dividere il carico psicologico con i collaboratori. Non è un segno di debolezza dipendere da questi trucchi. Molti fra i lavori migliori sono stati fatti in questo modo.



Quando parlo con persone che sono riuscite a constringersi a lavorare sulle grandi cose, ho scoperto che tutti avevano tagliato le faccende, e che si sentivano colpevoli per averlo fatto. C'è più da fare di quanto chiunque potrebbe. Quindi chi svolge al meglio il proprio lavoro è inevitabile che lasci un sacco di faccende in sospeso. Sembra uno sbaglio sentirsi in colpa per questo.



Penso che il modo per "risolvere" i problemi di procrastinazione sia lasciarsi tirare delicatamente al posto che fare una lista di cose da fare. Lavora su un progetto ambizioso che ti piace veramente, e naviga più attaccato al vento che puoi, e lascerai indietro le cose giuste.



Grazie a Trevor Blackwell, Jessica Livingston, and Robert Morris per avere letto la bozza.







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20 novembre 2006

I like comics book

I like comics book very much. Please don't think about Spiderman (unless you refers to Kraven's Last Hunt). Read Watchmen and come back to talk about it.


I just read "Criminal", a comic book in five parts from the same creative team of "Sleeper". They tell a story about a Criminal mastermind who lives on petty theft until...

I loved the Robert Mitchum atmosphere (as stated by the author in #2), and the reference (involuntary?) to Chuck Palahniuk's "Choke" introducing a character (Donnie) who makes a life pretending epileptic seizures in the subway.

Blog of Sean Phillips

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19 novembre 2006

Output



How to Change the World: The Top Ten Things I Love Most About Woz



#8: "He believes that your work/writing/code/design--whatever kind of output--is a personal reflection of your being and a window into your soul."

I love the concept of "output", not just something you make, but as net result of your everyday life.

Another great post from Guy Kawasaki.



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18 novembre 2006

Performancing

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School for parents, round #3

Educate to listening (Prof. M Baldini). [Italian version below]
  • Nowadays no one listen to the other anymore. It's too difficult. Technology helps to talk, and impairs our listening skill. To listen is necessary a lot of silence (Schopenhauer: in Berlin I cannot philosoph, because it's too noisy there - referring to crack of horsemen's whip). Brief digression about extraverbal communication (including several kind of silence) which should have been developed a bit more, IMHO. Today everything talks, the only defense is cut out the volume. To listen carefully (feastfully) I need time, which is the most missing wealth.
  • Two kind of people are the best (worst) unlisteners: the Peter Pan kind and the Narcissus kind. The latter being more nasty than the first, because listen just himself and speak versus someone instead of speaking with someone. They reduce a dialogue to a series of monologues. You should understand the other brings her reasons: but for Narcissus there is no other, just a mirrored self.
  • Words spoken vs. words speaking: you should regain some authenticity, like poets and children, to give strength to your speech. Dostoevsky: if your audience doesn't listen to you, it's your fault. Listen is a difficult task. Listen to a conference is even more difficult, because you cannot rewind. Brief meta-lecture on the lecture, and the art to listen to a lecture. Nice touch.
  • How could I learn to listen? From living examples, like parents and teachers. Reaching a higher level of self consciousness. Stalking my unlistening tendency, finding what I don't like to hear (nor listen, of course). Publishing in a sincere mood my opinions, really thinking they could be different after someone's speech. Being sufficiently old to understand that none have The Truth.
  • Divorce happens when I think to be married to my fiancée, and I realize I am really to my wife, and in few years she will be my children's mother. G.B.Shaw: "The only man who behaved sensibly was my tailor; he took my measurement anew every time he saw me, while all the rest went on with their old measurements and expected them to fit me."
  • Put in the other's shoes. That's what does a friend. And a seller. Speaking about daily routine, is surely more difficult, there a good chance you'll be boring.
  • Don't forget to help your audience; speaking with short phrases sure will be helpful.
This lecture was very good. Prof. Baldini wants you to change your mental habits, therefore this was probably the most subversive lecture.

BRB in three weeks.


A grande richiesta*, questo articolo appare anche in versione italiana.

Educare all'ascolto (Prof. M Baldini). [English version above]
  • Al giorno d'oggi non si ascolta più. E' troppo difficile. La tecnologia ci aiuta a parlare, e blocca le nostre abilità di ascolto. Per ascoltare è necessario molto silenzio (Schopenhauer: a Berlino non potevo filosofare, perché c'è troppo rumore - riferendosi al rumore delle frustate dei postiglioni). Segue una breve digressione sulla comunicazione extraverbale (inclusi diversi tipi di silenzio) che avrebbe dovuta essere sviluppata di più, a mio avviso. Oggi tutto parla, l'unica difesa è azzarare il volume. Per ascoltare con attenzione (in modo "festivo"), occorre tempo, che è la ricchezza di cui siamo più a corto.
  • I due tipi di persone sono i migliori (peggiori) inascoltanti: il tipo Peter Pan e il tipo Narciso. Quest'ultimo è il peggiore, perché ascolta solo se stesso e parla contro qualcuno anziché per qualcuno. Riducono i dialoghi ad una serie di monologhi. L'altro porta le sue ragioni: ma per Narciso non esiste l'altro, è solo un io riflesso.
  • Parola parlata contro parola parlante: si deve recuperare autenticità, come i poeti e i bambini, per dare forza ai tuoi discorsi. Dostoevsky: se il pubblico non ti ascolta, è colpa tua. Ascoltare è difficile. Ascoltare una lezione è ancora più difficile, perché non si può riavvolgere il nastro. Segue una meta-lezione sulla lezione e l'arte di seguire le lezioni. Bel tocco.
  • Come imparo ad ascoltare? Dagli esempi, genitori ed insegnanti. Raggiungendo un livello più elevato di autocoscienza. Stanando le mie tendenze all'inascolto, trovando ciò che non mi piace ascoltare (né sentire). Metterndo in ballo le proprie opinioni, pensando sinceramente che possano cambiare dopo l'intervento dell'altro. Essendo abbastanza vecchi per capire che nessuno possiede La Verità.
  • Il divorzio avviene quando penso di essere sposato con la mia fidanzata, finché non capisco di essere sposato a mia moglie, che fra pochi anni sarà la madre dei miei figli. G.B.Shaw: "L'unico uomo che si è comportato con passione è stato il mio sarto; infatti mi ha preso le misure da capo ogni volta, mentre gli altri usavano le vecchie e si aspettavano che funzionassero."
  • Mettersi nei panni altrui. Questo è ciò che fa un amico. E un venditore. Parlare del quotidiano e molto difficile, ed è probabile che tu risulti noioso.
  • Non dimenticare di aiutare il tuo interlocutore; parlare per piccoli periodi e frasi corte certamente aiuta.
La lezione è stata molto buona. Il prof. Baldini cerca di cambiare i tuoi vizi mentali, pertanto questa è la lezione più sovversiva fatta finora.

Ci vediamo fra tre settimane.

* una sola richiesta, ovvero l'1,2% dei visitatori di questo sito...

05 novembre 2006

Test your connection with Speedtest

The coolest speed test on the net. Below is what I get from my home.



[From Lifehacker]

RAZZ

I am testing a web gadget borrowed from Guy's site (definitely worth a visit, althought his logo is too similar to Calvin Klein's. And no, I believe he don't sells underwear). The gadget name is RAZZ, and is a DJ web mixer.

Pick your background, add vocals and effects, publish on web. As easy as a mac.

If nothing goes wrong with embedding in blogger, below you will find the same recording ("Ut queant laxis") done with RAZZ (1st) and with Garageband (2nd).



Make your own Razz!



To create the RAZZ track:
1) Follow site link
2) Record track
3) Register (to save and publish)
4) Get text to embed

To create the Garageband track:
0) Open Garageband
1) New project
2) Add track (male R'n'B)
3) Record track
4) Export in iTunes
5) Save on your website
6) You have to create the embedded object yourself

Ceterum censeo RAZZ is good for fun, otherwise Garageband is better.

03 novembre 2006

Gmail mobile on an i-mate SP5m

Hi, as a Gmail enthusiast, I just installed gmail mobile on my smartphone. I followed the instruction on Gmail site, if you don't mention the fact I am in Italy and my provider isn't Verizone nor Cingular, but Vodafone (and I think neither your location would prevent you from installing).

1) Open your browser and point to http://gmail.com/app

2) Click on "download Gmail" (US/Canada). Feel yourself a little northamerican and click.
3) Install the Midlet and start Gmail mobile
4) This is the installation result.

6) Open the fresh installed app: you'll be asked for username and password. Here is the tricky part: you have to click on the username field then click to enter the Real Edit Box, and eventually go write your username. Done, close, and again for the password.

You can find several guide upon gmail mobile. Not just for US/Canada.

Later.

02 novembre 2006

My Technorati rank...

I am crawling as usual in the Guy Kawasaki's Blog when I stumble upon an unusual way to post comments: put the link to your blog instead of directly comment the post.
This link brings to Marcelo's blog, where I find an interesting consideration on Technorati rank but somewhat flawed in math. The idea is good, therefore I post a comment with my thoughts (that's what comments are for) in his blog.
As strange as it may sound, a blog (like Marcelo's) with a rank of 540,834 (in this exact moment) is in the top 1% of the whole blogosphere, counting more than 55 million blogs.