Google
 

25 dicembre 2006

Let's be less consequentialist.

They say at Christmas we have to be good. To be more precise, it would be enough if we were all more deontological, because not ever the ends justify the means.



Deontological ethics - Wikipedia, the free encyclopedia



powered by performancing firefox

23 dicembre 2006

Dude, pass that shit

From a Digg comment: when you feel yourself too inspired, or too self-insightful, try imagine your blogger next door posting a comment like "Dude, pass that shit."

For example, yesterday someone referenced Donald Crowdis (the oldest blogger) as a "surrogate grandpa". Reading Donald's blog is hard to believe he's almost 93 (tomorrow Dec 24 is his birthday). So I was almost to post on his blog: "Happy birthday, timeless friend."

But no one could have saved me afterwards from a "Dude, pass that shit" comment. I will post my best (and less naive) wishes to Don tomorrow.



P.S.: The title of the linked article contains an obvious typo ("lunch" instead of "launch"). If you are curious to see how soft is a large audience respect to a mere typo, read the comments. Most of them are very funny.





Da un commento su Digg: quando ti senti troppo ispirato o troppo auto-introspettivo, prova ad immaginare il tuo blogger accanto lasciare un commento come "Ehi tipo, passami il fumo."

Per esempio, ieri qualcuno si è riferito a Donald Crowdis (il blogger più vecchio) come un "surrogato di nonno". Leggendo il blog di Donald è difficile credere che ha quasi 93 anni (domani, 24 dicembre è il suo compleannno). Stavo quindi per scrivergli "Buon compleanno, amico senza tempo."

Ma nessuno avrebbe potuto salvarmi da un "Ehi tipo, passami il fumo." Manderò i miei migliori auguri (e meno naif) a Don domani.



P.S.: Il titolo dell'articolo referenziato contiene un ovvio refuso ("lunch" [pasto] al posto di "launch" [lancio]). Se siete curiosi di vedere come sia tenero il grande pubblico rispetto ad un semplice refuso, leggete i commenti. La maggior parte è molto divertente.



digg - Amazing photograph of Saturday's lunch of the space shuttle Discovery







powered by performancing firefox

You make me feel like Forrest Gump

One of the most moving scenes of "Forrest Gump" happens when Forrest eventually finds Jenny and his son, Forrest Jr.



Jenny (speaking of Forrest Jr.): Isn't he beautiful?

Forrest: He's the most beautiful thing I've ever seen. But... is, is he smart, or is he...

Jenny: He's very smart. He's one of the smartest in his class.



Not very different from the feeling you get when your children learn counting up to ten, or reading, or riding a bike.



Forrest Gump Script at IMSDb.



powered by performancing firefox

20 dicembre 2006

Scuola per genitori, parte 4

decio: il blog: School for parents, round #4



Ecco la traduzione italiana: meglio tardi che mai.



L'intimità nella coppia, Prof. R. Giommi



1) Intimità: l'intimità comincia durante l'infanzia e cresce sviluppandosi in un "cerchio magico": intimità con se stessi; intimità con gli altri, ai quali ci rapportiamo come doni, per dare a qualcuno il bimbo dentro di noi che nessuno ha mai capito. E' confidenza corporea, quindi contatto fisico. E' importante insegnare il rispetto per gli altri corpi: prima di toccare qualcun altro devo chiedere il permesso, anche se non direttamente ("posso toccarti?"), ma accorciando le distanze fisiche ed osservando le reazioni. E' importante che un bimbo non percepisca la distanza. Tenere un bambino a distanza significa renderlo malfidente.



2) Quando scegliamo un partner, spesso la parte principale non viene svolta a livello conscio. Un errore tipico che si commette è toccare l'altro nel modo in cui si vorrebbe essere toccati. Bisogna avere una gran pazienza (ed è sicuramente più facile se il tuo partner ti piace). Il gioco consiste nel fondere gusti differenti. Viene in aiuto il concetto di "Sindrome pedagogica" (ovvero: "Io ti cambierò"). Uccidere le passioni dell'altro non giova all'intimità.



3) La sessualità dovrebbe corrispondere ad aprire la stanza del piacere, non la stanza delle disgrazie. In quanto piacere, si può sottrarre il contributo della sessualità dal carico totale in un dato giorno; in caso contrario lo si dovrà sommare. Per vivere una buona sessualità aiuta pensare al partner prima dell'incontro. La sessualità ha due significati, (a) divertirsi e (b) coltivare la relazione. In questo punto l'insegnante suggerisce di disegnare un grafico a torta con i componenti della sessualità (bacio profondo, accoppiamento, ...) e confrontarlo con il grafico del partner.



Divertirsi, con emozioni. Anche un amore non corrisposto è una buona cosa, perché è comunque meglio che non amare nessuno.



Coltivare la relazione: imparare a gestire una relazione: qual è la cosa che ti piace più di tutte? Per favore, non bisogna avere cattivi pensieri riguardo alle domande. Se devo chiedere, è per il nostro piacere, non per dimostrare che non ti esprimi abbastanza bene. Se devi rispondere, è per il nostro piacere, non per denigrarmi per il solo fatto che non sono un indovino.



4) Ascoltare: imparare l'"ascolto neutro": con il quale posso davvero ascoltare il mio partner, anche dopo anni, devo ascoltare le parole che dice per capire cosa sta dicendo, lasciando da parte l'impressione sbagliata di conoscere il mio partner meglio di quanto lui/lei potranno mai fare. Durante la sessualità lo scenario più terrificante è sentirsi soli. Questi errori vanno corretti, o saremo destinati a trascinarceli da una generazione a quella successiva.



Questo è il fine ultimo di questa scuola: se diventi una persona migliore, i tuoi figli cresceranno meglio. Non parlare loro della tua sessualità (frustrata). Cresceranno pieni di paure.





Nota: questa è la prima lezione in cui chi spiega fornisce indicazioni sul comportamento da tenere con i figli.



Il prossimo aggiornamento della scuola per genitori al prossimo anno.





powered by performancing firefox

08 dicembre 2006

School for parents, round #4

Intimacy in couples, by Prof. R. Giommi



1) Intimacy: intimacy begins during childhood and grows as a "magic circle": intimacy with self; intimacy with others, we bring ourselves as a gift, to give someone the child within, who none ever understood. Bodily confidence, then physical contact. Is very important to teach respect for others bodies: before I could touch you, I have to ask for permission, even not in a straightforward way (i.e.: asking), but shortening the physical distance and observing the feedback. It is important that a child don't feel the distance. Keep physical distance with the children could keep them untrusty.



2) When we choose our partner, often the unconscious plays a preminent part. A typical error is touching the other the wame way we like to be touched. You have to keep patience (which is easier if you like your partner). The game is to melt different tastes. Comes helping the concept of "Pedagogic syndrome" (aka "I will change you"). Killing others passions is not good for intimacy.



3) Sexuality should be like opening the pleasure room, not the woes room. As pleasure, you can subtract the sexuality term from the amount of total pressure in a given day; otherwise you have to sum it. To live a good sexuality you have to think about your partner before the intercourse. Sexuality has two meanings, (a) have fun and (b) have relationships. Here the teacher suggests we draw a pie chart with the sexuality parts (french kiss, intercourse, ecc.) and confront it with the partners pie chart.



Have fun: from emotions. Even a one way love is a good thing, because is better than love no one.



Have relationships: learn to manage a relationship: what do you like at most? Please, don't feel bad about this question. I have to ask, for our pleasure, not to demonstrate you don't communicate sufficently well. You have to answer, for our pleasure, and you shold not blame me for not be a wizard.



4) Listen: learning the "neuter listening": in which I really listen for my partner, and even after years, I have to listen my partners words to understand what he is saying, putting apart the bad feeling about knowing our partner better he/she could ever knows him/herself. During sexuality the worst case is to feel alone. We have to correct our errors, otherwise they will travel from one generation to another.



This is the final meaning of this School: if you become a better person, your child will grow better.

Don't tell your children about your (frustrated) sexuality. They will grow fearsome.





Note: This is the first lesson in which the teacher gave indication about parents behavior.





Stay tuned for the italian translation.

brb next year.





powered by performancing firefox

30 novembre 2006

Il papà più forte del mondo.

Con la scusa di provare se funziona inserire un video di YouTube, ecco una storia che mi ha (davvero) commosso.

[Da Sports Illustrated, di Rick Reilly]

Cerco di essere un buon padre. Aiuto i miei ragazzi. Lavoro la notte per pagare i loro messaggini. Li porto a vedere gli spettacoli.

Ma in confronto a Dick Hoyt, faccio schifo.

Ha spinto ottantacinque volte suo figlio disabile per i 42.195 km della maratona. Otto volte non solo l'ha spinto per 42.195 km in sedia a rotelle, ma l'ha pure trainato per 3,8 km in una barchetta a nuoto e per 180 km in bici su un sedile ricavato sul manubrio--tutto nello stesso giorno.

Dick l'ha portato a sci di fondo, in spalla per arrampicare e una volta attraverso tutti gli USA in bici. Il che ridimensiona un po' il portare tuo figlio al Bowling, no?

E cosa ha fatto Rick per suo padre? Non molto--a parte salvargli la vita.
Questa storia inizia a Winchester, nel Massachusetts, 43 anni fa, quando Rick rimase soffocato dal cordone ombelicale durante il parto, lasciandogli un danno cerebrale e inabile a controllare gli arti.

"Sarà un vegetale per il resto della vita;" - racconta Dick - lo dissero i dottori a lui e a sua moglie Judy quando Rick aveva nove mesi. "Mettetelo in un istituto."

Ma gli Hoyt non ci stavano. Avevano notato che gli occhi di Rick li seguivano per la stanza. Quando Rick ebbe 11 anni lo portarono alla facoltà di Ingegneria alla Tufts University e chiesero se ci fosse qualcosa che permettesse al ragazzo di comunicare. "Non esiste", dice Dick che gli fu detto. "Non c'è niente che vada nel suo cervello."

"Gli racconti una barzelletta," ribatté Dick. Lo fece. Rick rise. Evidentemente c'erano un sacco di cose che 'andavano' nel suo cervello. Collegato ad un computer che gli permetteva di controllare un cursore toccando un interruttore con un lato della testa, Rick fu finalmente in grado di comunicare. Le prime parole? "Go Bruins!" [squadra di hockey di Boston, N.d.T.] E quando un suo compagno di classe rimase paralizzato per un incidente e la scuola organizzò una corsa per raccogliere fondi, Rick si lanciò: "Papà, la voglio fare."

Sì, certo. Come avrebbe fatto Dick, che chiamava se stesso un "ciccione" e che non aveva mai corso per più di un chilometro, a spingere il figlio per oltre otto chilometri? Comunque provò. "Dopo ero io l'handicappato," dice Dick, "sono stato dolorante per due settimane."

Quel giorno la vita di Rick cambiò. "Papà," scrisse, "quando correvamo, non mi sentivo più disabile!"

E quella frase cambiò la vita di Dick. Divenne ossessionato dall'idea di far provare a Rick quella sensazione più spesso che poteva. Si mise così in forma che lui e Rick erano pronti per la maratona di Boston del 1979.

"Non esiste," disse a Dick un giudice di gara. Gli Hoyt non erano un corridore singolo, e non erano un contendente in sedia a rotelle. Per diversi anni Dick e Rick si unirono semplicemente alle enormi competizioni, finché non trovarono un modo per entrare in gara ufficialmente: nel 1983 corsero una maratona così forte che si qualificarono per quella di Boston dell'anno successivo.

Poi qualcuno disse, "Ehi, Dick, perché non il triathlon?"

Un tipo che non ha mai imparato a nuotare e che non è salito su una bici da quando aveva sei anni, come può portarsi dietro suo figlio di 50 kg in una gara di triathlon? Comunque, Dick provò.

Ora hanno all'attivo 212 gare di triathlon, inclusi 4 massacranti Ironman da 15 ore alle Hawaii. Deve essere deprimente essere un atleta di 25 anni ed essere superati da un anziano che traina un adulto in una barchetta, che ne pensi?

Ehi, Dick, perché non vediamo cosa faresti da solo? "Neanche per idea," dice. Dick lo fa puramente per "la sensazione straordinaria" che prova nel vedere Rick con un sorrisone mentre corrono, nuotano e pedalano insieme.

Quest'anno, alle rispettive età di 65 e 43 anni, Dick e Rick hanno finito la loro ventiquettresima maratona, al 5.083esimo posto su oltre 20.000 concorrenti. Il loro miglior tempo? Due ore, 40 minuti nel 1992--solo 35 minuti in più rispetto al record del mondo che, nel caso in cui non ti occupi di questo genere di cose, voglio ricordare che è stato ottenuto da un tipo che non spingeva un'altra persona su una sedia a rotelle.

"Non c'è dubbio," scrive Rick. "Mio papà è il padre del secolo."

E anche Dick ne ha ricavato dell'altro. Due anni fa ebbe un leggero attacco di cuore durante una gara. I dottori scoprirono che una delle sue arterie era chiusa per il 95%. "Se tu non fossi stato in una forma così strepitosa," gli disse un medico, "probabilmente saresti morto 15 anni fa." Così, in un certo senso, Dick e Rick si sono salvati la vita a vicenda.

Rick, che ha la sua casa (riceve assistenza a domicilio) e lavora a Boston, e Dick, in pensione dalla sua occupazione come militare e che vive a Holland, Massachusetts, trovano sempre il modo per stare insieme. Fanno conferenze in giro per il paese e gareggiano in competizioni durissime ogni fin settimana, compreso questa festa del papà [l'articolo è stato scritto prima del 19 Marzo 2006, N.d.T.].

Quella sera Rick offrirà la cena a suo papà, ma la cosa che vuole veramente è fargli un regalo che non potrebbe mai comprare.

"La cosa che mi piacerebbe di piu," scrive Rick, "è che mio papà si sedesse sulla sedia e fossi io a spingerlo, per una volta."

Qui sotto, il video. [dura 4 minuti - il sottofondo musicale è facoltativo]

29 novembre 2006

La sicurezza dell'insicuro

Questo viene dal blog di Donald Crowdis: sa un po' di Socrate, ma ci sta tutto.



Costantemente noi, o almeno io, abbiamo a che fare con quelli che sono sicuri riguardo qualcosa, di solito riguardo se stessi in generale. Ovviamente, questo permette loro di passare ogni giornata problematica con la sicurezza che il mondo, se non addirittura il cosmo, va come loro ben sanno. Milioni di articoli a stampa che si occupano di nuovi concetti sulle questioni scientifiche e di noi stessi come individui e come gruppo, non li riguardano. Loro sanno, e questo è quanto!

Il punto cruciale, o il punto di divisione, di tutto ciò è che se loro comprendessero che nessuno sa un gran che -- alla luce di questi articoli pubblicati -- allora la posizione corretta sarebbe "dimmi di più". Solo chi è sicuro della consapevolezza duramente raggiunta, e di rado, di una condizione di parziale conoscenza / parziale ignoranza, può rilassarsi nella sicurezza di non sapere, e di conseguenza può imparare.

Per me la domanda è: Perché non possiamo accontentarci della nostra fin troppo ovvia inadeguatezza? Accettiamo che volpi, vacche, formiche, elefanti e così via non possano sapere tutto, allora perché non accettiamo il fatto che nemmeno noi possiamo?

Il rischio, o meglio, il fato di chi "sa" tutto è la disfatta che avviene quando inevitabilmente scopre che non sa. Potrei dire che l'avevo detto, e penso che lo farò.



[scoperto via BoingBoing]





powered by performancing firefox

23 novembre 2006

Good and Bad Procrastination

Good and Bad Procrastination



Questo saggio di Paul Graham è così bello che non ho potuto fare a meno di tradurlo.





Procrastinazione buona e cattiva.



Dicembre 2005



Tutte le persone impressionanti che conosco sono terribili procrastinatori. Come può essere che il procrastinare non sia sempre una brutta cosa?



In generale, chi scrive riguardo alla procrastinazione lo fa per cercare di curarla. Questo però è letteralmente impossibile. C'è un numero infinito di cose che potresti fare. Non importa su cosa si stia lavorando, non si lavora nel frattempo su qualcos'altro. Quindi la domanda non è come evitare la procrastinazione, ma come procrastinare bene.



Ci sono tre varianti di procrastinazione, che dipendono da cosa fai al posto che occuparti di una certa cosa: puoi fare (a) niente, (b) qualcosa di meno importante, o (c) qualcosa di più importante. L'ultimo tipo, suppongo, è procrastinazione buona.



E' il "professore con la testa fra le nuvole", che si scorda di radersi, o di mangiare, o magari anche di guardare dove va quando sta pensando a qualcosa di interessante. La sua testa è assente dalla quotidianità perché sta lavorando troppo duramente su qualcos'altro.



Questo è il senso del fatto che tutte le persone più impressionanti sono procrastinatori. Sono dei procrastinatori di tipo C: non si applicano sulle piccole cose perché lavorano sulle grandi.



Quali sono le "piccole cose?" Grosso modo, tutto quello che non ha speranza di essere citato nel tuo necrologio. E' difficile dire in anticipo quale sarà il tuo lavoro migliore (sarà il tuo magnum opus [in latino nell'originale, N.d.T.] sull'architettura dei templi Sumeri o quel romanzo del terrore che hai scritto sotto falso nome?), ma c'è comunque un'intera classe di attività che puoi tranquillamente scartare: raderti, lavare, pulire la casa, scrivere ringraziamenti-- tutto quello che può andare sotto il nome di faccende.



La buona procrastinazione è evitare le faccende per occuparsi del lavoro vero.



Vero in un certo senso, almeno. Le persone che vorrebbero farti fare le faccende non penseranno che sia una buona cosa. Ma probabilmente sono le stesse che devi scocciare quando vuoi che venga fatto qualcosa. Le persone più miti, se devono fare del lavoro vero, hanno tutte un polso piuttosto fermo quando arriva il momento di evitare le faccende.



Alcune faccende, come rispondere alle lettere, se ne vanno da sole se le ignori (probabilmente portandosi via gli amici). Altre, come falciare il prato, o fare la dichiarazione dei redditi, se le ignori tendono solo a peggiorare. In linea di principio non funziona ignorare il secondo tipo di faccende. Sono cose che alla fine ti toccherà fare. Perché (come recitano le formule di sollecito) non farlo adesso?



Il motivo per cui paga mettere da parte anche queste faccende, è che il lavoro vero richiede due cose di cui le faccende non necessitano: grossi blocchi di tempo e l'umore giusto. Se sei ispirato da qualche progetto, può essere una scelta vincente sbarazzarsi di tutto quello che avresti dovuto fare nei giorni successivi per lavorare su quel determinato progetto. Sì, quelle faccende potrebbero costarti più tempo nel momento in cui decidi di occupartene. Ma se riesci a fare un sacco di cose in quei giorni, il risultato netto è che sarai più produttivo.



In realtà, non è detto che sia una differenza di grado, ma di tipo. Ci possono essere tipi di lavori che possono essere fatti solo in periodo lunghi e senza interruzioni, quando si è ispirati piuttosto che diligentemente in piccole e precise scadenze. Empiricamente sembrerebbe essere vero. Quando penso a persone che conosco che hanno fatto grandi cose, non li immagino a spuntare in modo diligente la loro lista delle faccende, li immagino sgusciare via per lavorare su qualche nuova idea.



Al contrario, forzare qualcuno a fare le faccende in modo ripetitivo mette un limite alla sua produttività. Il costo di un'interruzione non è solo dovuto al tempo che prende, ma al fatto che spacca l'intervallo di tempo in due parti. Probabilmente basta interrompere qualcuno un paio di volte al giorno per renderlo del tutto inabile ad occuparsi di problemi di una certa complessità.



Mi sono chiesto parecchie volte perché gli startup siano più produttivi quando sono agli albori, quando sono solo due ragazzi in un appartamento. La ragione principale può essere che non c'è nessuno ad interromperli. In teoria è un bene quando i fondatori hanno abbastanza soldi per assumere gente per far fare loro parte del lavoro. Ma potrebbe essere meglio il superlavoro piuttosto che le interruzioni. Una volta che diluisci uno startup con ordinari lavoratori da ufficio-- con procrastinatori di tipo B-- l'intera azienda comincerà a risuonare alla loro frequenza. Loro sono guidati dalle interruzioni, e in breve lo diventi anche tu.



Le faccende sono così efficaci nell'assassinare grandi progetti che un sacco di gente le usa proprio per quello scopo. Qualcuno che decide di scrivere un romanzo, per esempio, si renderà improvvisamente conto del fatto che la casa ha bisogno di una pulita. Chi non riesce a scrivere un romanzo non lo fa stando seduto per giorni di fronte ad una pagina bianca senza scrivere niente. Lo fa dando da mangiare al gatto, andando a comprare qualcosa per la casa, incontrando un amico per un caffè, leggendo la posta. "Non ho tempo per lavorare," dicono. Certo che no; hanno fatto in modo che sia proprio così.



(C'è anche una variante in cui non si ha posto per lavorare. La cura è andare a visitare i posti in cui hanno lavorato personaggi famosi, e vedere con i propri occhi quanto fossero inadatti).



Io ho usato entrambe queste scuse qualche volta. Ho imparato un sacco di trucchi per farmi restare sul pezzo negli ultimi 20 anni, ma anche adesso è una battaglia che non sempre riesco a vincere. Certi giorni faccio il lavoro vero. Altri vengono fagocitati dalle faccende. E so che di solito è colpa mia: sono io che permetto alle faccende di papparsi la giornata, per evitare di occuparmi di qualche problema davvero difficile.



La forma più pericolosa di procrastinazione è quella ignara di tipo B, perché non sembra procrastinazione. Del resto stai "facendo delle cose." Semplicemente quelle sbagliate.



Qualsiasi consiglio sulla procrastinazione che si basi sullo spuntare righe sulla tua lista delle attività non solo è incompleto, ma anche fuorviante, se non tiene conto la possibilità che la stessa lista delle attività sia una forma di procrastinazione di tipo B. In realtà, "possibilità" è una parola troppo debole. Quasi tutti sono in questa condizione. A meno che tu non stia lavorando sulla cosa più grossa di cui ti potresti occupare, sei un procrastinatore di tipo B, indipendentemente da quante cose riesci a fare.



Nel suo famoso saggio "Tu e la tua ricerca" (lettura che consiglio a chiunque sia ambizioso, non importa di che campo ci si occupi), Richard Hamming suggerisce di fare a te stesso tre domande:



1) Quali sono i problemi più importanti nel tuo campo?



2) Stai lavorando su uno di quelli?



3) Perché no?



Hamming lavorava ai Laboratori Bell quando iniziò a porre queste domande. In linea di principio chiunque dovrebbe essere in grado si lavorare sui problemi più importanti nei rispettivi campi. Probabilmente non tutti possono tracciare un solco imperituro nel mondo; non ne ho idea; ma qualunque siano le tue capacità, ci sono progetti che le portano ai limiti. Quindi l'esercizio di Hamming può essere generalizzato come segue:



- Qual è la cosa migliore sulla quale potresti lavorare, e perché non lo fai?



La maggior parte delle persone si schermisce davanti a questa domanda. Anch'io lo faccio; la vedo sulla pagina e lesto lesto vado alla frase successiva. Hamming prese l'abitudine di andare in giro a chiedere la stessa cosa, e questo non lo rese molto popolare. E' una domanda però che chiunque sia ambizioso dovrebbe affrontare.



Il problema è che usando quest'esca può essere che tu finisca per prendere un pesce veramente grosso. Per fare un buon lavoro, hai bisogno ti trovare ben di più che buoni progetti. Quando li hai trovati, devi metterti a lavorarci su, cosa che può risultare difficile. Più il problema è grosso, più difficile è mettersi all'opera.



Ovviamente la ragione per cui risulta difficile lavorare su un particolare problema è che non piace. Quando sei giovane, in modo particolare, spesso ti ritrovi a lavorare su cose che non ti piacciono-- perché sembrano cose importanti, per esempio, o perché te l'hanno dato come compito. Molti studenti delle superiori si bloccano lavorando su grossi problemi che non li divertono affatto, e la scuola superiore è quindi sinonimo di procrastinazione.



Ma anche se ti piace quello su cui stai lavorando, è più facile mettersi a lavorare sui problemi piccoli piuttosto che su quelli grossi. Perché? Perché è così difficile lavorare sui problemi grossi? Una dei motivi è che potresti non ricevere mai una ricompensa per il tuo lavoro nel prossimo futuro. Se lavori su qualcosa che puoi finire in un giorno o due, ti puoi aspettare di poter assaporare piuttosto in fretta un certo senso di appagamento. Se la ricompensa è indefinitamente lontana nel futuro, sembra meno vera.



Un'altra ragione per cui non si lavora sui grandi progetti è, notate l'ironia, la paura di perdere del tempo. Che succede se falliscono? Tutto il tempo passato su di loro sarà stato sprecato. (In effetti è probabile che non sia sprecato, in quanto lavorare su progetti impegnativi porta quasi sempre da qualche altra parte.)



Ma quello che impedisce di occuparsi dei grandi problemi non può essere solo la non immediatezza dei risultati e la possibilità che sia tempo sprecato. Se fosse tutto qui, non sarebbe peggio di andare in visita dai tuoi suoceri. C'è di più. I grandi problemi sono terrificanti. Ad occuparsene si soffre quasi dolore fisico. E' come avere un aspirapolvere agganciato alla tua immaginazione. Tutte le tue idee vengono risucchiate immediatamente, e non te ne restano più, e comunque l'aspirapolvere continua ad aspirare.



Non puoi guardare un grosso problema negli occhi in modo troppo diretto. Devi avvicinarti in un qualche modo obliquo. Ma devi aggiustare bene l'angolazione: devi affrontare i gradi problemi in maniera abbastanza diretta da riuscire a fare tuo parte dell'eccitazione che irradia da questo, ma non così tanto da paralizzarti. Puoi stringere l'angolo quando ci sei, come una barca inclina la vela sempre più verso il vento una volta che ha preso la bolina.



Se vuoi lavorare sulle grandi cose, pare che tu debba ingannare te stesso per poterlo fare. Dei lavorare sulle cose piccole che possono in seguito maturare in cose grandi, o lavorare su cose progressivamente più grandi, o dividere il carico psicologico con i collaboratori. Non è un segno di debolezza dipendere da questi trucchi. Molti fra i lavori migliori sono stati fatti in questo modo.



Quando parlo con persone che sono riuscite a constringersi a lavorare sulle grandi cose, ho scoperto che tutti avevano tagliato le faccende, e che si sentivano colpevoli per averlo fatto. C'è più da fare di quanto chiunque potrebbe. Quindi chi svolge al meglio il proprio lavoro è inevitabile che lasci un sacco di faccende in sospeso. Sembra uno sbaglio sentirsi in colpa per questo.



Penso che il modo per "risolvere" i problemi di procrastinazione sia lasciarsi tirare delicatamente al posto che fare una lista di cose da fare. Lavora su un progetto ambizioso che ti piace veramente, e naviga più attaccato al vento che puoi, e lascerai indietro le cose giuste.



Grazie a Trevor Blackwell, Jessica Livingston, and Robert Morris per avere letto la bozza.







powered by performancing firefox

20 novembre 2006

I like comics book

I like comics book very much. Please don't think about Spiderman (unless you refers to Kraven's Last Hunt). Read Watchmen and come back to talk about it.


I just read "Criminal", a comic book in five parts from the same creative team of "Sleeper". They tell a story about a Criminal mastermind who lives on petty theft until...

I loved the Robert Mitchum atmosphere (as stated by the author in #2), and the reference (involuntary?) to Chuck Palahniuk's "Choke" introducing a character (Donnie) who makes a life pretending epileptic seizures in the subway.

Blog of Sean Phillips

powered by performancing firefox

19 novembre 2006

Output



How to Change the World: The Top Ten Things I Love Most About Woz



#8: "He believes that your work/writing/code/design--whatever kind of output--is a personal reflection of your being and a window into your soul."

I love the concept of "output", not just something you make, but as net result of your everyday life.

Another great post from Guy Kawasaki.



powered by performancing firefox

18 novembre 2006

Performancing

This blog was posted with Performancing (Firefox extension).

powered by performancing firefox

School for parents, round #3

Educate to listening (Prof. M Baldini). [Italian version below]
  • Nowadays no one listen to the other anymore. It's too difficult. Technology helps to talk, and impairs our listening skill. To listen is necessary a lot of silence (Schopenhauer: in Berlin I cannot philosoph, because it's too noisy there - referring to crack of horsemen's whip). Brief digression about extraverbal communication (including several kind of silence) which should have been developed a bit more, IMHO. Today everything talks, the only defense is cut out the volume. To listen carefully (feastfully) I need time, which is the most missing wealth.
  • Two kind of people are the best (worst) unlisteners: the Peter Pan kind and the Narcissus kind. The latter being more nasty than the first, because listen just himself and speak versus someone instead of speaking with someone. They reduce a dialogue to a series of monologues. You should understand the other brings her reasons: but for Narcissus there is no other, just a mirrored self.
  • Words spoken vs. words speaking: you should regain some authenticity, like poets and children, to give strength to your speech. Dostoevsky: if your audience doesn't listen to you, it's your fault. Listen is a difficult task. Listen to a conference is even more difficult, because you cannot rewind. Brief meta-lecture on the lecture, and the art to listen to a lecture. Nice touch.
  • How could I learn to listen? From living examples, like parents and teachers. Reaching a higher level of self consciousness. Stalking my unlistening tendency, finding what I don't like to hear (nor listen, of course). Publishing in a sincere mood my opinions, really thinking they could be different after someone's speech. Being sufficiently old to understand that none have The Truth.
  • Divorce happens when I think to be married to my fiancée, and I realize I am really to my wife, and in few years she will be my children's mother. G.B.Shaw: "The only man who behaved sensibly was my tailor; he took my measurement anew every time he saw me, while all the rest went on with their old measurements and expected them to fit me."
  • Put in the other's shoes. That's what does a friend. And a seller. Speaking about daily routine, is surely more difficult, there a good chance you'll be boring.
  • Don't forget to help your audience; speaking with short phrases sure will be helpful.
This lecture was very good. Prof. Baldini wants you to change your mental habits, therefore this was probably the most subversive lecture.

BRB in three weeks.


A grande richiesta*, questo articolo appare anche in versione italiana.

Educare all'ascolto (Prof. M Baldini). [English version above]
  • Al giorno d'oggi non si ascolta più. E' troppo difficile. La tecnologia ci aiuta a parlare, e blocca le nostre abilità di ascolto. Per ascoltare è necessario molto silenzio (Schopenhauer: a Berlino non potevo filosofare, perché c'è troppo rumore - riferendosi al rumore delle frustate dei postiglioni). Segue una breve digressione sulla comunicazione extraverbale (inclusi diversi tipi di silenzio) che avrebbe dovuta essere sviluppata di più, a mio avviso. Oggi tutto parla, l'unica difesa è azzarare il volume. Per ascoltare con attenzione (in modo "festivo"), occorre tempo, che è la ricchezza di cui siamo più a corto.
  • I due tipi di persone sono i migliori (peggiori) inascoltanti: il tipo Peter Pan e il tipo Narciso. Quest'ultimo è il peggiore, perché ascolta solo se stesso e parla contro qualcuno anziché per qualcuno. Riducono i dialoghi ad una serie di monologhi. L'altro porta le sue ragioni: ma per Narciso non esiste l'altro, è solo un io riflesso.
  • Parola parlata contro parola parlante: si deve recuperare autenticità, come i poeti e i bambini, per dare forza ai tuoi discorsi. Dostoevsky: se il pubblico non ti ascolta, è colpa tua. Ascoltare è difficile. Ascoltare una lezione è ancora più difficile, perché non si può riavvolgere il nastro. Segue una meta-lezione sulla lezione e l'arte di seguire le lezioni. Bel tocco.
  • Come imparo ad ascoltare? Dagli esempi, genitori ed insegnanti. Raggiungendo un livello più elevato di autocoscienza. Stanando le mie tendenze all'inascolto, trovando ciò che non mi piace ascoltare (né sentire). Metterndo in ballo le proprie opinioni, pensando sinceramente che possano cambiare dopo l'intervento dell'altro. Essendo abbastanza vecchi per capire che nessuno possiede La Verità.
  • Il divorzio avviene quando penso di essere sposato con la mia fidanzata, finché non capisco di essere sposato a mia moglie, che fra pochi anni sarà la madre dei miei figli. G.B.Shaw: "L'unico uomo che si è comportato con passione è stato il mio sarto; infatti mi ha preso le misure da capo ogni volta, mentre gli altri usavano le vecchie e si aspettavano che funzionassero."
  • Mettersi nei panni altrui. Questo è ciò che fa un amico. E un venditore. Parlare del quotidiano e molto difficile, ed è probabile che tu risulti noioso.
  • Non dimenticare di aiutare il tuo interlocutore; parlare per piccoli periodi e frasi corte certamente aiuta.
La lezione è stata molto buona. Il prof. Baldini cerca di cambiare i tuoi vizi mentali, pertanto questa è la lezione più sovversiva fatta finora.

Ci vediamo fra tre settimane.

* una sola richiesta, ovvero l'1,2% dei visitatori di questo sito...

05 novembre 2006

Test your connection with Speedtest

The coolest speed test on the net. Below is what I get from my home.



[From Lifehacker]

RAZZ

I am testing a web gadget borrowed from Guy's site (definitely worth a visit, althought his logo is too similar to Calvin Klein's. And no, I believe he don't sells underwear). The gadget name is RAZZ, and is a DJ web mixer.

Pick your background, add vocals and effects, publish on web. As easy as a mac.

If nothing goes wrong with embedding in blogger, below you will find the same recording ("Ut queant laxis") done with RAZZ (1st) and with Garageband (2nd).



Make your own Razz!



To create the RAZZ track:
1) Follow site link
2) Record track
3) Register (to save and publish)
4) Get text to embed

To create the Garageband track:
0) Open Garageband
1) New project
2) Add track (male R'n'B)
3) Record track
4) Export in iTunes
5) Save on your website
6) You have to create the embedded object yourself

Ceterum censeo RAZZ is good for fun, otherwise Garageband is better.

03 novembre 2006

Gmail mobile on an i-mate SP5m

Hi, as a Gmail enthusiast, I just installed gmail mobile on my smartphone. I followed the instruction on Gmail site, if you don't mention the fact I am in Italy and my provider isn't Verizone nor Cingular, but Vodafone (and I think neither your location would prevent you from installing).

1) Open your browser and point to http://gmail.com/app

2) Click on "download Gmail" (US/Canada). Feel yourself a little northamerican and click.
3) Install the Midlet and start Gmail mobile
4) This is the installation result.

6) Open the fresh installed app: you'll be asked for username and password. Here is the tricky part: you have to click on the username field then click to enter the Real Edit Box, and eventually go write your username. Done, close, and again for the password.

You can find several guide upon gmail mobile. Not just for US/Canada.

Later.

02 novembre 2006

My Technorati rank...

I am crawling as usual in the Guy Kawasaki's Blog when I stumble upon an unusual way to post comments: put the link to your blog instead of directly comment the post.
This link brings to Marcelo's blog, where I find an interesting consideration on Technorati rank but somewhat flawed in math. The idea is good, therefore I post a comment with my thoughts (that's what comments are for) in his blog.
As strange as it may sound, a blog (like Marcelo's) with a rank of 540,834 (in this exact moment) is in the top 1% of the whole blogosphere, counting more than 55 million blogs.

28 ottobre 2006

School for parents, round #2

School for parents, round #2

Teacher: Prof. M.Magatti. "Educate in an uncertain environment".

Ok, let's go with the summary:
1) The world is not what used to be 30 years ago: crisis of ideologies and institutional crisis (we are living in the tide of '68) leads to an individual culture, where you live your life one project a time, driven by authenticity, opportunity: we are "experience hunters", where no one thinks as a whole no more, and there's no more shared behaviors (in family, school or government whatsoever).

2) There's a lack of trust, caused by a lack of direction. What turns out is
- Chaos: you barely could tell the story of your life as a novel; instead is made by pieces (nowadays when you have children you talk about "experience", my dear hunter); in your patchwork consistency is optional.
- Uncertainty: now it's all right (more or less), probably tomorrow will be worst. We go from one fear to another, real or supposed (does avian flu rings a bell?).
- Unstableness: all is unstable, thought and sensibility. The weight of too much choices is becoming unbearable. Anxiety, and obsessive relationships are natural consequences (which may lead to the growing phenomenon of domestic violence).

1950 Neurosis (trying to keep a cliché imposed by your social environment) becomes 2000 Depression (due to poor levels of satisfaction).

3) Freedom: we're living in great times. Economical, cultural, sexual freedom is something past generations couldn't even dream of. But we are missing two important kinds of freedom:
- Social conditioning freedom: our social environment hits us with millions of invisible micromessages we can't ignore. From a more generic point of view, the Western society lost its transcendence capability, to "cut the crap".
- Freedom from oneself: as stated by Miguel Benasayag, the sad passions are a plague, they lack not only a reason, but a direction too. Educate (e- ducare, lead out of oneself) means also find ourselves to get rid of bad aptitudes.

4) Happiness, as "contrary" of Good. Doing Good is a thing for Yogi Bear, while happiness, my happiness is very individual, and if I don't feel every moment of my life I will regret them (says my inner social consultant).

5) Sacrifice: (sacri-facere, to make sacred). I sacrifice for my children, so for me they are sacred. I never sacrifice myself, nothing is sacred, so is mundane, and I can negotiate a price. Matches perfectly with the 5 minutes scope of the actions of an experience hunter, dear Sisyphus.

6) Education means:
- Patience (patire). Let's have no haste, times are long and failures frequent when you search your way in such an environment.
- Constance. To represent an (almost) fixed point in this ocean.
- Consistency. All is so confused: saying less but if you talk supported by facts and examples could really help your children to grow. You cannot ask your children to do what you aren't got to do it.

7) What counts is the communication style: messages should have a less heterogeneous content; and, for god's sake, one at a time. Is less confusing.

Whew, 75 minutes thick and meaningful. I liked this lesson very much.
BRB in 3 weeks.

24 ottobre 2006

PI

PI. The real question is that is really infinite.
So, if you use a random charset, Unicode for example, to decode the pi numbers into chars, given enough time you will find all buried beyond the zillionth number the whole Shakespeare's works, several Mousse au Chocolat recipes, Life, the Universe and Everything.

Really.

Really-really.

20 ottobre 2006

I am fond of Autumn

The season I like most of all is Autumn. Perhaps is due to the November I always bring deep in my heart, perhaps just because no pollen allergy bother me in Autumn days.

Autumn dress with the best color palette, and every day we have a great sunset as a gift.

16 ottobre 2006

In Italia non si fanno figli.

Volentieri inserisco due lettere che mi ha inoltrato un amico per denunciare un problema generato da un malcostume (non si può parlare di reato, ma possiamo presumere che ci sia qualcosa che non va per il verso giusto).


In sintesi: per inserire i propri figli all'asilo nido viene solitamente richiesto un esaustivo riepilogo del proprio stato patrimoniale per privilegiare le persone meno abbienti (e fin qui, tutto regolare). Peccato che i privilegiati denuncino cifre ridicolmente basse per il tenore di vita che conducono: questo non li rende *evasori fiscali*, ma penso sia legittimo nutrire qualche dubbio.


Bene: il mio amico Stefano ha avuto le graduatorie di ammissione agli asili nido (non senza difficoltà, nonostante fosse suo diritto) e ha segnalato la cosa alla guardia di finanza, conscio che difficilmente la cosa avrà un seguito. Ma il coraggio di buttare il sasso nello stagno non è di tutti.


Di fatto, il sistema è congegnato in modo da favorire l'evasore, a scapito di chi le tasse le paga, tutte, fino all'ultimo centesimo. Ovvero: giusto favorire i meno abbienti, ma solo se vengono fatti controlli (basterebbero a campione!) delle dichiarazioni rilasciate.


Gli omissis sono colpa mia: i nomi avrebbero i risultati delle ricerche di questa pagina.


----Buona lettura.


Egregio Dott. XXXXXX,

Scrivo facendo seguito alla mia lettera riportata di sotto e pubblicata sul vostro giornale il 3 Agosto sulle pagine di Bologna.

Ho risolto il problema dell’asilo per mia figlia pagando un privato ovvero arrangiandomi.
Ho anche cercato di agire per correggere questa stortura per i figli a venire (non miei) cercando di stimolare la Guardia di Finanza con un esposto formale e cercando un contatto con le Istituzioni cittadine.

Mi rendo conto della natura “Don Chisciottesca” delle mie azioni.
Ho fatto un esposto alla Guardia di Finanza ma dubito vedro’ risultati.
Ho cercato di forzare le Istituzioni cittadine alla trasparenza ed al rispetto delle regole nei rapporti con il pubblico facendo ricorso al Difensore Civico. Avro’ le informazioni richieste nonostante le reticenze delle Istituzioni, ma a che servira’?
Ho cercato piu’ e piu’ volte nell’arco di 3 mesi di avere un contatto con il Signor XXXXXXXXX e con la Signora XXXXXXXX rispettivamente Sindaco ed Assessore Scuola del Comune di Bologna. Nessuna risposta naturalmente.

Io sono Don Chisciotte ma chi e’ Sancho Pancia? Lei crede che gli Amministratori pubblici si renderanno mai conto di essere tali e nulla piu’?
Chi amministra si assume delle responsabilita’ e deve almeno avere il coraggio di dire ”arrangiati” o “non abbiamo i mezzi” (a mio avviso la volonta’) di combattere l’evasione.

La triste conclusione e che chi evade ottiene anche il supporto dello Stato che lo include tra coloro che ricevono l’assegno per il nuovo nato, che hanno priorita’ in tutte le graduatorie, che hanno il posto all’asilo piuttosto che allo studentato per i loro figli, che beneficiano di ogni possibile sgravo fiscale.

Ancor piu’ incredibile e’ che Sancho Pancia non vuole parlare con Don Chisciotte: e si’ che si potrebbe discutere “del fortunato compimento che diede il valoroso Don Chisciotte alla spaventevole e non mai immaginata avventura dei mulini a vento con altri successi degni di gloriosa memoria”.

E poi diciamoci la verita’: Sancho Pancia e’ lo scudiero di Don Chisciotte e qualcuno bisogna che glielo faccia sapere.

Cordiali Saluti

Stefano XXXXXX

---------------------------------------------------------------------


Caro XXXXXXX,

Le scrivo per denunciare una situazione incredibile per un Paese come il nostro.
Vivo (e pago le tasse) a Bologna esempio per “i servizi che funzionano”.

A Bologna le graduatorie per le liste di ammissione agli Asili Nido comunali sono state pubblicate sul sito Internet del Comune solo Sabato scorso.
Molte famiglie non sanno ancora nulla poiche’ le lettere ufficiali saranno spedite probabilmente in Agosto.
La frequenza ininizia a Settembre. Questo significa che gli esclusi avrano gravi problemi e pochissimo tempo per la ricerca di una alternativa.
Gli esclusi sono una percentuale elevatissima, mi e’ stato detto oltre il 30%.

Mia figlia e’ esclusa ed in lista d’attesa su tutti i 16 Asili Nido che abbiamo inserito nella domanda di iscrizione.
La posizione in lista d’attesa varia dalla ottava alla ventinovesima. Ovvero nessuna possibilita’. Oltretutto con le graduatorie in uscita l’ultimo giorno di Luglio Lei capisce la difficolta’ a trovare un’alternativa privata che comunque non vorremmo perseguire.
Riteniamo che un bimbo debba vivere fin da subito nella Societa’ cosi’ com’e’ e pensiamo che una struttura pubblica nel bene e nel male ne sia il miglior specchio.

Io e mia moglie siamo entrambi lavoratori dipendenti con un secondo figlio di 3 anni e ISEE elevato.

Le fornisco di seguito la graduatoria relativa agli 8 posti disponibili in uno di questi nidi (ovviamente nessun dato sensibile e’ riportato nel rispetto della Privacy):

ISEE 3827€ (caso sociale/segnalato)
ISEE 7510€ (caso sociale/segnalato)
ISEE 1991€ (2 genitori che lavorano e secondo figlio minore)
ISEE 6018€ (2 genitori che lavorano)
ISEE 11305€ (2 genitori che lavorano e secondo figlio minore)
ISEE 11508€ (2 genitori che lavorano e secondo figlio minore)
ISEE 15839€ (2 genitori che lavorano)
ISEE 17205€ (2 genitori che lavorano e secondo figlio minore)

In questo nido mia figlia e’ diciasettesima in lista d’attesa.
Io non discuto sul fatto di pagare una retta elevata, visto che io e mia moglie abbiamo un buon lavoro e di conseguenza ISEE elevato, ritengo pero’ che il servizio debba essere fornito dal Comune in cui viviamo e paghiamo le tasse.

Inoltre, ed e’ quello che mi crea maggiore malessere, come si nota dalla lista (che e’ veramente una delle tante) le dichiarazioni ISEE sono quanto meno “strane” ed io ho l’elevato sospetto che molte od alcune siano false. A Bologna, come Lei certo sa, non si vive in 4 nemmeno con un ISEE di 17205€.

Non so se troveremo un’alternativa privata (al costo di circa 800€ al mese), ma Le chiedo: e’ possibile che chi non ha alternative, ovvero il classico nonno che si presta, o non puo’ pagare un’elevata retta privata, debba valutare se rinunciare al proprio lavoro? E‘ giusto che un bambino passi tutto il suo tempo con degli adulti anziche’ con altri bambini?

Cordiali Saluti

Stefano XXXXXX


Powered by Qumana


13 ottobre 2006

School for Parents

Hi, yesterday I returned to school, a sui generis school, "for parents". Teacher (storyteller?): prof. P. Crepet, "Relationship parents-children and the extent to communicate". Very interesting and insightful.

A brief summary of the arguments:

  1. The living room is dead (supposed citation from Mario Botta). This is where prof. Crepet mourns the loss of the sofa as aggregation point for the family. Rejoins in heaven with the other aggregation point, the courtyard, the 3rd place, killed by a hanged sign: "Playing is forbidden".

  2. I fulfill myself. A paradox: if a group splits into monads, more resources are needed to support them and the diversity fades away, and if you don't mix in a group you are more prone to your behavioural habits, caused by lack of compensation.

  3. Internet: beware too much information and physical isolation. Worth mentioning your PC cannot hug you. Nor your Mac. Not yet.

  4. Growing is about fighting your frustrations and your fears. Likewise, when a kid goes alone for the first time to the bakery to have a snack, he grows, despite of the parent's fears. When he goes to the snack-o-matic, he doesn't grows, he just become smarter.

  5. Children, learn to do difficult tasks (G. Rodari). Where we learn the three pillars of growth: self-esteem (Am I able to do it?), autonomy (Can I do it by myself?) and creativity (How can i do it?).

  6. The parents should do less for the children. Help them too much prevent them to make mistakes, and to be frustrated, and finally to grow.

Back in 15 days for the second lesson.

Powered by Qumana

03 ottobre 2006

Bread and wine

This evening I ended my dinner with freshly cooked bread and a half glass of wine (Rosso di Torgiano).


Call me naive, but no meal will ever be as good as bread and wine. Prosit.


Powered by Qumana


23 settembre 2006

Et in terra pax hominibus bonae voluntatis.

An excerpt from a christian prayer: "Gloria in excelsis Deo". The leitmotiv of personal productivity is "Effort doesn't count. Just results."


I can't agree. Efforts count regardless of results: you can obtain peace on earth by mean of your good will. And this is quite a result (no pun intended).


P.S.: In the english version of the "Gloria", they lost the meaning of this verse: "Peace to His people on earth" is less... ecumenic than "on earth peace to men of good will".


Powered by Qumana


17 settembre 2006

Jung Typology Test

From Guy Kawasaki's blog I noticed a comment by an italian reader, Nicola Mattina. Browsing his profile from his website, I found the word iNFj.


At a first glance, I thought it was a typo: few seconds after, I was compiling this test. I am an iNFj too. I took the test two more times just to be sure the result is not ever the same independently from your answer, and seems to be genuine.


If you have two spare minutes, take it. It's fun, and it's free (usually this kind of tests are not).


Powered by Qumana


09 settembre 2006

Promemoria allegati per Outlook - aggiornamento

Sulla scia del suggerimento di djfede ripubblico il codice aggiornato per Outlook. Con la modifica, viene segnalato un avviso nel caso in cui non sia presente un allegato ma nel corpo della mail ci sia la radice "alleg" o "attach".


Il post originale, comprensivo di citazione per l'autore della macro (no, non sono io), è qui.


Private Sub Application_ItemSend(ByVal Item As Object, Cancel As Boolean)
Dim m As Variant
Dim strBody As String
Dim intIn As Integer, intAttachCount As Integer
Dim x As Integer

On Error GoTo handleError

intAttachCount = 0

strBody = LCase(Item.Body)

intIn = InStr(1, strBody, "original message")

If intIn = 0 Then intIn = Len(strBody)

intIn = InStr(1, Left(strBody, intIn), "alleg") + InStr(1, Left(strBody, intIn), "attach")

If intIn > 0 Then

For x = 1 To Item.Attachments.Count
If LCase(Item.Attachments.Item(x).DisplayName) <> "picture (metafile)" Then
intAttachCount = intAttachCount + 1
End If
Next

If intAttachCount = 0 Then

m = MsgBox("Sembra proprio che tu voglia mandare un allegato," & vbCrLf & "ma non ci sono allegati in questo messaggio." & vbCrLf & vbCrLf & "Desideri inviarlo comunque?", vbQuestion + vbYesNo + vbMsgBoxSetForeground)

If m = vbNo Then Cancel = True

End If

End If

handleError:

If Err.Number <> 0 Then
MsgBox "Outlook Attachment Reminder Error: " & Err.Description, vbExclamation, "Outlook Attachment Reminder Error"
End If

End Sub


Powered by Qumana


30 agosto 2006

How Many Lightbulbs Does it Take to Change the World? One. And You're Looking At It.

How Many Lightbulbs Does it Take to Change the World? One. And You're Looking At It.

I would'nt be posting this if I haven't tried for myself. CFLs are inexpensive (as low as 3.5 EUR for a 18W/100W equivalent bulb), quiet (no buzzing noise) and flickerless.
Their light is gorgeous, almost as sexy as halogen lamp. Incandescents are so obsolete...

In this exact moment, I am typing by the light of the mentioned CFL, resulting in a 18 W consumption instead of the 100 W halogen I were used to.

[Quante lampadine servono per cambiare il mondo? Una. Ed è quella che vedi.]

Non avrei pubblicato questo post se non avessi provato. Le lampade a basso consumo (*) sono a buon mercato (3 EUR per una da 18W/100W equivalenti), silenzioso (nessun ronzio) e senza traccia di sfarfallio.
La loro luce è bella, attraente come quella delle alogene. Quelle a incandescenza sono così obsolete...

In questo istante sto scrivendo alla luce della lampada sopra citata, per un consumo di 18W al posto dei 100 dell'alogeno a cui ero abituato.

(*) nota: in inglese, CFL: compact fluorescent lightbulb significa "lampadina a fluorescenza di dimensioni ridotte". In italiano il termine "lampada a basso consumo" implica un dispositivo di serie B, che consuma poco ma fa un po' schifo (io ammetto di aver acquistato la mia per metterla in giardino, invece è poi finita nello studio). E se la chiamassimo "lampada ad alta efficienza"?

28 agosto 2006

GNU Solfege - free ear training software | Main / GNU Solfege - Smarten your ears

GNU Solfege - free ear training software | Main / GNU Solfege - Smarten your ears

I learnt music sight reading when I was 19. I was a graduate student in Chemical Engineering and I studied in the 15-minutes-break between lessons.

Linear Algebra, then intervals. Calculus, then scales.

They were stressful and consuming years. But I had never regret the time spent on sight reading. Solfege opened the door toward the music I never heard before.

If you're into music in some way, try GNU Solfege. And if you're a musician, even by Schoenberg standards, at least may be good for your disciples.

Comes in Windows and Linux flavors.

P.S.: I will never forget Master Federico Salce, former director of the Cappella Musicale di San Petronio (Bologna, Italy). He taught me sight-singing. He left us four years ago.

04 agosto 2006

Chissà se in cielo passano gli who. (Wonder if in heaven they play "The Who")

Attenzione - post esistenzialista.


"E poi a quelli che non ritornano: forse lassù, certo lassù, sono capaci di non dormire mai più."


Tornare è un po' morire.


"And then to whom don't come back: maybe up there, surely up there, it is likely they will not sleep anymore."


Coming back is a little like dying.


Powered by Qumana


21 luglio 2006

Wired News: Living Well Is the Best Revenge

Wired News: Living Well Is the Best Revenge
Vivere bene è la migliore rivincita.

Di Tony Long.

Mi sono stufato di correre come un topolino. Sono stanco di sbattermi per un soldino, stanco di lavorare per L'Uomo. L'America è un'infinita ruota da criceti verso l'oblio, dove apparentemente sei un vincente se muori mentre sei in possesso di una TV al plasma, di un mutuo gigante o di una moto BMW.

Deve esserci rimasto un posto al mondo in cui un uomo può essere riflessivo anziché reattivo, in cui la pienezza è il conio del reame. Come Blake, mi piacerebbe baciare un po' di gioia mentre svolazza prima di abbandonare queste spire mortali. E non devo essere gonfio come un galeone Spagnolo per riuscirci.

Un tempo credevo che la mia salvezza fosse in Francia. Ah, i Francesi... loro sì che sanno come vivere. Quei magnifici caffè, quelle settimane di lavoro corte ed attraenti, la loro joie de vivre. I miei scaffali sono stipati da autori la cui mentalità Francese mi ha irretito fin dall'adolescenza. Wie Gott in Frankreich, "come Dio in Francia," è una frase Tedesca non certo priva di senso.

O forse, se la Francia non avesse funzionato, avrei potuto trasformarmi in uno Spagnolo indolente o in un sonnolento Italiano. Un mio amico, tornato di recente dalla Croazia, mi ha detto che adesso la costa Dalmata è la roccaforte del vivere semplice. Ma sono solo ragionamenti stupidi e romantici. Se è mai esistito un idillio Europeo, oggi non esiste più. Gli imperativi dell'economia globale, creati e alimentati da capitalisti pompati in ogni luogo, hanno messo un bel fermino.

Quindi, dove andare?

Vanuatu. Questo arcipelago nel Pacifico del Sud, che si stende fra 15 e 20° sud e rimane molto ad ovest delle Fiji e a nordest est della Nuova Caledonia è, in accordo con l'indice del Pianeta Felice, il paese più felice della Terra. Il criterio usato per determinare la felicità è basato sulla misura di quello che attrae quelli di noi con un battito cardiaco normale e delle ambizioni relativamente modeste per la vita.

L'indice, compilato da un ente progressista, la New Economics Foundation (una sorta di anti-Cato Institute), ha stabilito i suoi criteri per stilare una classifica fra 178 paesi usando l'economia classica: il rapporto costi/benefici.

Le nazioni venivano classificate in base alla generale soddisfazione della vita, l'aspettativa di vita e il loro impatto ambientale. L'ultimo parametro si riferisce alla quantità di terra necessaria a sostenere la popolazione rispetto a quanto possono gestire il relativo consumo di energia.

Secondo questo metro, dice il NEF, la prima è Vanuatu. Gli Stati Uniti, che lasciano dovunque la loro impronta ambientale taglia 54, si posiziona al 150°. E La Belle France ha totalizzato poco meglio, arrivando 129°. (La Germania, dato abbastanza interessante, è piazzata all' 81°, per cui dovrebbero riformulare la frase.)

in generale, i paesi del cosiddetto mondo civilizzato hanno fatto poco. Questo può essere attribuito di sicuro al modo in cui le nazioni industrializzate stanno sporcando il pianeta, ma chiunque viva in una grande città sa che qualunque sia la compensazione per lo stile di vita del Primo Mondo, non ci si fa caso per via dell'enorme pressione esercitata sugli individui -- economica, psicologica, ambientale.

E' il momento di riesaminare il modo in cui viviamo, per tornare ad impostare i nostri veri valori. E' una corsa continua verso il consumismo sfrenato, e siamo ai livelli massimi.

Alla domanda fatta dal giornale inglese Guardian sul perché pensasse che Vanuatu fosse il paese più felice della terra, Marke Lowen di Vanuatu Online ha detto, "La gente in genere è felice qui perché è molto soddisfatta con molto poco". Questa non è una società guidata dal consumismo. La vita qui è intesa come comunità e famiglia e benevolenza verso gli altri. E' un posto in cui non preoccuparsi troppo".

Sembra un po' la Tahiti di Gauguin prima che arrivassero i turisti. Una casa modesta, aperta alla brezza di mare, con librerie a tutta parete (e acqua corrente) sembra un sogno. E con Noumea alla distanza di un'isola, posso sempre piombare al caffè Francese quando mi pare.

Io sarei felice. Tu lo saresti?

Potremmo andare tutti a Vanuatu, cosa che senza dubbio agiterebbe gli isolani e manderebbe a farsi fottere il paradiso. Oppure possiamo fare tesoro delle parole di Lowen, stare dove siamo, e imparare ad essere soddisfatti con un pochino meno.

Translated from Wired

16 luglio 2006

InformationWeek | Firefox | 5 Tools To Bulletproof Firefox | luglio 14, 2006

InformationWeek | Firefox | 5 Tools To Bulletproof Firefox | luglio 14, 2006

Five extensions:
1) Noscript - do not install unless you know what you're doing.
2) Siteadvisor - not bad at all.
3) Netcraft toolbar - good waiting for the built-in anti-phishing tool.
4) Clear private data - I haven't installed it. It is not about having something to hide (I think you have the right to encrypt and delete your data expecially if you have nothing to hide). Just I use my history and my saved passwords very often and burning bridges every time would be annoying.
5) Password maker - not installed. The password generators are for users only (no pun intended).

Men of honor: 2

Aiuto nostromo di seconda classe Carl Brashear, 9 ore e 31 minuti.
Assemblaggio perfetto.

Bosun's Mate Second Class Carl Brashear, nine hours, thirty-one minutes.
Perfect assembly.

15 luglio 2006

Can leaving a baby to 'cry it out' cause brain damage? | The Register

Can leaving a baby to 'cry it out' cause brain damage? | The Register

Da fonti attendibili sembra che lasciare piangere i bimbi fino allo sfinimento possa causare loro un danno cerebrale (dovuto al cortisolo prodotto per lo stress).

"Lasciare che un bimbo pianga allo sfinimento è probabile che in futuro venga considerato come una violenza verso i bambini."

Dunque non è facile prenderci: se li consoli sempre vengono su viziati, se non lo fai li danneggi. Inutile dire che i miei li ho viziati dieci minuti dopo essere usciti dalla maternità.

Buona notte.

11 luglio 2006

Xcode

I've never done "Hello, World!" in less time.


Powered by Qumana


09 luglio 2006

Addestramento coniugi

Cosa ho imparato da Shamu riguardo ad un matrimonio felice.
di Amy Sutherland


Sto lavando i piatti sull'acquaio, quando mio marito cammina nervosamente dietro di me, visibilmente irritato. "Hai visto le mie chiavi?" sibila infastidito, quindi sbuffa e zompa qui e là con il nostro cane, Dixie, ansioso per il nervosismo del suo umano preferito.

In passato avrei fatto come Dixie. Avrei chiuso il rubinetto e mi sarei unita alla caccia e nel frattempo avrei cercato di lenire le pene di mio marito con un frase calmante tipo "Non preoccuparti, vedrai che salteranno fuori." Ma questo non avrebbe fatto niente se non renderlo più nervoso, e una banalità come perdere le chiavi sarebbe presto degenerata in un drammone con protagonisti noi due e un povero cane nervoso.

Ora invece mi concentro sul piatto bagnato fra le mie mani. Non mi volto nemmeno. Non dico una parola. Uso una tecnica imparata da un addestratore di delfini.

Io amo mio marito. E' una persona colta, avventurosa, e ha un modo peculiare di parlare con l'accento del Vermont settentrionale che ancora a fare breccia dopo 12 anni di matrimonio.

Ma tende anche ad essere sbadato, ed è spesso indolente e lunatico. Bazzica in cucina chiedendomi se io abbia letto questo o quel pezzo sul New Yorker proprio quando cerco di concentrarmi sulle pentole che bollono. Lascia in giro fazzoletti usati. Soffre di crisi di sordità maritale ma non manca mai di captarmi se sto mormorando qualcosa fra me e me dall'altra parte della casa. E grida: "Hai detto qualcosa?".

Questi piccoli fastidi non sono fra quelle cose che portano alla separazione e al divorzio, ma dài e dài hanno cominciato ad appannare i miei sentimenti per Scott. Io volevo - dovevo - portarlo un po' più vicino alla perfezione, trasformarlo in un partner che mi desse un po' meno fastidi, che non mi facesse aspettare al ristorante, qualcuno un po' più facile da amare.

Così, come molte mogli prima di me, ho iniziato ignorando un'intera libreria di consigli e mi sono messa a cercare di migliorarlo. Come? Scocciandolo, ovviamente, la qual cosa non ha fatto che peggiorare i suoi comportamenti: guidava più forte, si faceva la barba meno spesso o non se la faceva affatto; lasciava la sua tenuta da ciclista sul pavimento del bagno anche per più tempo di prima.

Andammo da una consulente coniugale per arrotondare gli spigoli del nostro matrimonio. Lei non capì cosa ci facessimo lì, e si complimentò ripetutamente sul modo in cui noi comunicavamo. Mi arresi. Immaginavo che avesse ragione - la nostra unione era molto salda - e mi ero rassegnata ad anni di tiepido risentimento e di sarcasmi occasionali.

Poi successe qualcosa di magico. Per scrivere un libro riguardo ad una scuola per addestratori di animali, iniziai a fare la pendolare fra il Maine e la California, dove passavo i miei giorni osservando gli studenti fare l'impossibile: insegnare alle iene a fare le piroette a comando, insegnare ai puma ad offrire i loro cuccioli per tagliare le unghie, e insegnare a fare skateboard ai babbuini.

Io rimasi ad ascoltare, rapita, quando gli addestratori professionisti spiegavano come facessero ad insegnare ai delfini a saltare e agli elefanti a dipingere. Finalmente realizzai che le stesse tecniche potevano funzionare anche sulle specie più testarde ed adorabili, il Marito Americano.

La lezione principale che appresi dagli addestratori di animali esotici è di ricompensare i comportamenti che mi vanno bene e ignorare quelli che non mi aggradano. Dopo tutto, non si insegna ad un leone marino a tenere la palla in equilibro sul naso scocciandolo. La stessa cosa vale per il Marito Americano.

Tornata nel Maine, cominciai a ringraziare Scott ogni volta che metteva una camicia sporca nel portabiancheria. Se gliene metteva due, gli davo un bacio. Nel frattempo, avevo deciso che avrei calpestato tutti gli indumenti sporchi per terra senza proferire verbo, anche se ogni tanto li calciavo sotto il letto. Ma appena colse la mia approvazione, il mucchio di panni si ridusse.

Usavo un metodo che gli addestratori chiamano "approssimazioni", ricompensando i piccoli passi verso un comportamento del tutto nuovo. Non puoi aspettarti che un babbuino impari a fare le capriole in una sola lezione, come non puoi aspettarti che il Marito Americano cominci a raccogliere regolarmente i suoi calzini sporchi semplicemente ringraziandolo per aver tirato su un calzetto. Con i babbuini prima li ricompensi per un salto, poi per un salto più grande, poi per uno ancora più grande. Con il Marito Scott, iniziai a lodare ogni piccola azione ogni volta: se guidava anche solo di un chilometro all'ora più piano, se buttava un paio di pantaloncini nel cesto dei panni sporchi, o per qualsiasi occasione in cui era in orario.

Cominciai quindi ad analizzare mio marito come farebbe un addestratore con un animale esotico. Gli addestratori illuminati cercano di imparare tutto ciò che possono riguardo a quella specie, dall'anatomia alla struttura sociale, per capire come pensino, cosa piaccia e cosa non piaccia loro, cosa riesca loro facile e cosa no. Per esempio, un elefante è un animale sociale, per cui è abituato alla gerarchia. Non salta, ma può reggersi sulla testa. Ed è vegetariano.

L'animale esotico conosciuto come Scott è un solitario, ma è un maschio alfa. Quindi la gerarchia gli importa, mentre non gli importa di stare in gruppo. Ha una discreta preparazione atletica, ma si muove lentamente, specialmente mentre si veste. Sciare gli viene naturale, ma non l'essere in orario. E' un onnivoro, ed è quello che un addestratore definirebbe motivato dal cibo.

Non appena cominciai a pensarla in questo modo, non riuscii più a fermarmi. Alla scuola in California, prendevo nota di come si porta a spasso un emù o come ci si fa accettare d un lupo come membro del branco, ma intanto pensavo "non vedo l'ora di provarlo su Scott."

Durante una esperienza sul campo con gli studenti, ebbi modo di assistere ad un addestratore professionista mentre descriveva come avesse fatto ad insegnare a delle gru coronate a smettere di atterrare sulla sua testa e le sue spalle. Ci riuscì addestrando i trampolieri ad atterrare su tappetini stesi a terra. Questo, spiegò, è quello che viene chiamato un "comportamento incompatibile," un concetto semplice ma brillante.

Piuttosto che insegnare alle gru di smettere di atterrare su di lui, l'addestratore insegnò agli uccelli qualcos'altro, un comportamento che rendesse impossibile il comportamento non desiderabile. Gli uccelli non potevano atterrare sul tappetino e su di lui contemporaneamente.

A casa, sfruttai i comportamenti incompatibili per tenere Scott fuori portata mentre cucinavo. Per attirarlo lontano dal piano cottura, preparavo del prezzemolo da tritare o del formaggio da grattare all'altra estremità della cucina. Oppure mettevo in bella mostra una ciotola con patatine e salsa. La cosa funzionò subito: niente più Scott che mi aleggiava intorno mentre cucinavo.

Seguii quindi gli studenti al SeaWorld di San Diego, in cui un addestratore mi introdusse il concetto di Sindrome della Conferma Minima (least reinforcing syndrome, L.R.S.). Quando un delfino fa qualcosa di sbagliato, l'addestratore non reagisce in alcun modo. Aspetta alcuni secondi, facendo ben attenzione a non guardare il delfino, quindi ricomincia il lavoro. L'idea è che qualsiasi reazione, positiva o negativa, alimenti un comportamento. Se un comportamento non provoca nessuna reazione, tipicamente scompare da solo.

A margine delle mie note scrissi, "Provare su Scott!"

Fu solo questione di tempo perché tornasse rastrellando la casa in cerca delle sue chiavi, al che non dissi nulla e continuai a fare quel che stavo facendo. Occorse un bel po' di disciplina per mantenere la calma, ma i risultati furono immediati e sorprendenti. Il suo nervosismo si smorzò molto al di sotto della sua tipica furia e svanì come un temporale estivo. Mi sentivo come se gli avessi tirato un baccalà.

Ci risiamo; lo sento sbattere un cassetto, razzolare in mezzo alla carta in una cassa nell'ingresso e poi salire le scale. Io, ferma al lavello. Quindi, com'è ovvio, tutto torna in silenzio. Un attimo dopo, entra in cucina con le chiavi in mano e dice calmo, "Trovate."

Senza voltarmi rispondo, "Grande, a più tardi."

Ed esce con il nostro cane, molto più calmo.

Dopo due anni di addestramento di animali esotici, il mio matrimonio fila molto più liscio, mio marito è più facile da amare. Una volta prendevo le sue mancanze sul personale; i suoi vestiti sporchi per terra erano un affronto, un segno di quanto poco ci tenesse a me. Ma pensando a mio marito come ad una specie esotica mi ha dato la giusta distanza per considerare le nostre differenze in maniera molto più oggettiva.

Ho adottato il motto degli addestratori: "Non è mai colpa dell'animale." Quando i miei tentativi di addestramento andavano a vuoto, non ne attribuivo mai la colpa a Scott. Invece escogitavo nuove strategie, pensavo ad altri comportamenti incompatibili e usavo approssimazioni più piccole. Sezionai il mio stesso comportamento, cercando di capire come certe mie azioni alimentassero le sue. Imparai anche ad accettare alcuni comportamenti troppo radicati, troppo istintivi per disimpararli. Non puoi impedire ad una talpa di scavare, e non puoi fermare mio marito dallo smarrire portafoglio e chiavi.

I PROFESSIONISTI citano casi di animali che comprendono l'addestramento a tal punto che finiscono per usarlo con l'addestratore. Il mio animale fece lo stesso. Quando le tecniche di addestramento funzionarono a meraviglia, non resistei dal dire a mio marito tutto quanto. Lui non si offese, anzi, ascoltò divertito. Mentre spiegavo tecniche e terminologie, lui assorbiva. Molto più di quanto non avessi immaginato.

Lo scorso autunno, nella mezza età inoltrata, ho scoperto che avevo bisogno di un apparecchio per i denti. Non era solo un'umiliazione, ma anche una tortura. Per settimane le mie gengive, i miei denti, la mandibola e i seni nasali vibravano in modo innaturale. Mi lamentavo spesso a voce alta. Scott mi rassicurava dicendomi che avrei fatti l'abitudine ad avere del metallo in bocca. Non successe.

Una mattina, mentre mi lanciavo nell'ennesima tirata su quanto fossi a disagio, Scott si limitò a guardarmi in modo neutro. Non disse una parola di comprensione né di dissenso ai miei lamenti, nemmeno un cenno col capo.

Presto la mia rabbia si esaurì e se ne andò. Quindi capii cosa stava succedendo, mi girai e chiesi, "Stai applicando la L.R.S.?" Silenzio. "Non è così?"

Alla fine mi sorrise, ma la sua L.R.S. aveva già agito. Cominciò quindi ad addestrare me, la Moglie Americana.


Translated from The New York Times through LifeHacker


Powered by Qumana


01 luglio 2006

How NOT to translate a website

I would like to share this letter I sent to LifeHacker after TheInquirer definitely p*ssed their italian readers off. Needless to say, I am one of them. But instead of flaming, I decided to cook five rules about the site translation, nach Guy Kawasaki art.

Dear LifeHackers,
few days ago TheInquirer launched some local versions of their website. The italian version is poorly made and time expensive for the readers, expecially for the mandatory redirect to the local version. Most of the italian readers are very upset.
Let's distillate 5 rules regarding how to translate a site.
1) Never translate a news site if you can't keep it updated.
In a news site I like to read the future, not the past. A three days old news is either useless or would already have a dedicated page on Wikipedia.
2) Put on your original site a notice some days before switching.
Something like "If you don't live in Kenya, but the next Monday our page will be displayed in Kiswahili, please contact us".
3) Keep an easy way to come back to the original site.
Yes, to use INQ words, "it has [beep] a few of you multilingual chaps off". And do yourself a favor, correct your RSS feed *before* switching.
4) Put immediately a disclaimer on the local site.
"We're switching! Tell your friends. Send us feedback, etc.": otherwise the reader seems forced to switch. The local site must remain an option (see also: www.google.cn).
5) Make your readers feel involved.
Remember, your audience have usually a good english comprehension: why in the world will they switch to a translated version? Getting them involved. Put a "Help us translating" link, build up a wiki, let them contribute with a dedicated page to enhancement of the site.
The Inquirer is a great site anyway, and I like it very much.
Thanks for your concern. And don't switch us to lifehacker.it.
Decio

27 giugno 2006

The Size Of Our World

The Size Of Our World

Just in case you forgot how insignificant we are. Vanitas vanitatum, et omnia vanitas.

21 giugno 2006

Promemoria per allegati con Outlook

mark.bird - Outlook Attachment Reminder

Promemoria per allegati con Outlook
(traduzione in italiano dell'articolo di Mark Bird)

Questa Macro di Outlook ti ricorderà in maniera discreta di allegare un file se trova la radice "alleg" in una mail che stai per spedire e nessun file realmente allegato alla mail. [sfortunatamente, la macro dipende dal linguaggio che usi: ecco il motivo della traduzione in italiano].

Aggiungere una macro in Outlook è facile. Basta copiare il testo sotto riportato che inizia con "Private Sub" e finisce con "End Sub". In Outlook, seleziona il menu Strumenti|Macro|Visual Basic Editor. Poi si espande il progetto cliccando sul segno di fianco a Progetto1 fino a mostrare ThisOutlookSession, e facendo su questa doppio clic. Clicca nella pagina bianca e scegli "Incolla".

In calce c'è un immagine che mostra come dovrebbe apparire l'editor con il codice.

Clicca "Salva" e sei in fondo. Se avete disabilitato le macro dovrete ri-abilitarle.

*Nota: Outlook Express non supporta le Macro.

Copia e incolla quanto segue:

Private Sub Application_ItemSend(ByVal Item As Object, Cancel As Boolean)
Dim m As Variant
Dim strBody As String
Dim intIn As Integer, intAttachCount As Integer
Dim x As Integer

On Error GoTo handleError

intAttachCount = 0

strBody = LCase(Item.Body)

intIn = InStr(1, strBody, "original message")

If intIn = 0 Then intIn = Len(strBody)

intIn = InStr(1, Left(strBody, intIn), "alleg") + InStr(1, Left(strBody, intIn), "attach")

If intIn > 0 Then

For x = 1 To Item.Attachments.Count
If LCase(Item.Attachments.Item(x).DisplayName) <> "picture (metafile)" Then
intAttachCount = intAttachCount + 1
End If
Next

If intAttachCount = 0 Then

m = MsgBox("Sembra proprio che tu voglia mandare un allegato," & vbCrLf & "ma non ci sono allegati in questo messaggio." & vbCrLf & vbCrLf & "Desideri inviarlo comunque?", vbQuestion + vbYesNo + vbMsgBoxSetForeground)

If m = vbNo Then Cancel = True

End If

End If

handleError:

If Err.Number <> 0 Then
MsgBox "Outlook Attachment Reminder Error: " & Err.Description, vbExclamation, "Outlook Attachment Reminder Error"
End If

End Sub


Brought from Mark Bird through LifeHacker.


NaCl

SS64.com

Not another Command list.

I know, as acronym would require all capital letters, but chemistry calls.
This link brings to an awesome collection of command for Windows, MacOSX, Linux and Oracle (Win the Giant, Mac the Elf, Tux the Dwarf and Orl the Orc).

Precious quote at the bottom of each page, e.g.
"Whom the gods love dies young" - Menander 300 BC after the "kill" command.

I like it very much.

13 giugno 2006

How is your hearing?

ochen k.

This is weird: some old fart create a tone to keep the youngsters outside, and this turn out as a ringtone unhearable by the old farts.

So, what is the highest frequency you can hear? Follow the link. Be careful not to thread too long in the "silent" region, is it likely to give you nausea.

P.S.: I hear clearly 15000 Hz, a bit less 16000 Hz, nothing at all from 17000 Hz and up.

P.S. #2: if 440 Hz is the frequency of a diapason (La3 or La4, depending by your side of the Atlantic Ocean), so 3520 Hz is the last La of a piano keyboard. We can assume no music plays above 14000 Hz.

11 giugno 2006

Once were warriors

Media Orchard, by the Idea Grove

To think about it: Italy is like Greece or Egypt, centuries apart from her last world-span victory.

Two citations:
Some say Europeans are less energetic, but I don't believe it. I think the problem with Europe is not that they lack balls, but that they lack examples. (Paul Graham)

Virtue versus fury will take up arms
And the battle will be short
For the ancient valor in the italic hearts
Is not yet dead. (Nicolò Machiavelli)

04 giugno 2006

Cell phone radiation chart - CNET reviews

Cell phone radiation chart - CNET reviews

Occhio al pingo pango!

Seguendo il link si arriva in una pagina in cui sono riportati i livelli di emissione dei telefoni cellulari (americani, ok, ma un sacco di modelli corrispondono a quelli europei); emergono cose interessanti, tipo:
- i telefoni più "emissivi" sono i Motorola.
- il limite americano è l'80% di quello europeo (ovvero noi europei siamo il 25% più quaglioni?)

27 maggio 2006

Gretchen's quotes collection

Stumbled upon Gretchen's Blog.
She's probably a little too euphoric, but I think she's ok. And in
her website there are some interesting quotes.

Besides, according to Guy, I think joy, not happiness, has to be
pursued.

Did I mentioned quotes?
- Great powers cannot be exerted, but when great exigencies make them
necessary (Samuel Johnson)
- Eminence without merit earns deference without esteem. (Chamfort)
- Prosperity fosters bad tempers. (Seneca)
- Ask yourself whether you're happy, and you cease to be so. (John
Stuart Mill)
- Men despise great projects when they do not feel capable of great
successes (Vauvenargues)
- Intellectual passion drives our sensuality. (Leonardo da Vinci)
- Perhaps the best test of a man's intelligence is his capacity for
making a summary. (Lytton Strachey)
- Men who are well off forget their grievances; in adversity they
have nothing else to think of. (A.J.P. Taylor)
- The sharpest scrutiny is the condition of enduring fame. (James
Froude)
- Nature has made two sort of excellent intellects; one kind to
produce beautiful thougths or actions, the other to admire them.
(Joubert)
- Providence seldom sends any into the world with an inclination to
attempt great things, who have not abilities, likewise, to perform
them. (Samuel Johnson)
- Let no man be called happy before his death. Till then, he is no
happy, only lucky. (Solon)
- There is no virtue which appears small when enacted on a large
stage. (Joubert)
- Of all things that wisdom provides to help one live one's entire
life in happiness, the greatest by far is the possession of
friendship. (Epicurus)
- Next to knowing when to seize an opportunity, the most important
thing in life is to know when to forego an advantage. (Benjamin
Disraeli)
- Great men are two a penny in wartime. It is not that there are more
of them about: just the public is in the mood for the grand epithet.
(Lord Moran)



Su questo post ho ricevuto il mio primo (e unico) commento. Mi sembra rispettoso e giusto onorare la richiesta, per cui ecco le traduzioni (perdonatemi).

- Poteri straordinari non devono essere utilizzati se non quando esigenze estreme li rendono necessari (Samuel Johnson)
- L'eccellenza senza meriti porta alla riverenza senza stima (Chamfort)
- La prosperità alberga cattive disposizioni. (Seneca)
- Chiediti se sei felice, e cesserai di esserlo (John Stuart Mill)
- Gli uomini biasimano le grandi imprese quando non si sentono capaci di grandi successi (Vauvenargues)
- Le passioni dell'intelletto guidano i nostri sensi (Leonardo da Vinci)
- Probabilmente il miglior test per misurare l'intelligenza di un uomo è la sua capacità di riassumere (Lytton Strachey)
- Gli uomini che sono al lumicino dimenticano le loro pene; nelle difficoltà non si ha altro a cui pensare. (A.J.P. Taylor)
- L'esame più difficile è mantenere la propria fama. (James Froude)
La Natura ha creato due tipi di intelletti eccellenti; il primo per produrre pensieri o azioni mirabili, il secondo per ammirarli. (Joubert)
- La provvidenza raramente manda qualcuno per il mondo con l'attitudine a tentare grandi cose senza l'abilità, parimenti, di portarle a termine. (Samuel Johnson)
- Prima della morte non venga chiamato felice nessun uomo. Fino ad allora, egli non è felice, solo fortunato. (Solone)
- Non c'è virtù che appaia piccola in un grande palcoscenico. (Joubert)
- Di tutte le cose che la saggezza fornisce per cercare di vivere felicemente un'intera vita, la più grande in assoluto è l'amicizia. (Epicurus)
- Subito dopo a sapere quando sfruttare un'opportunità, la cosa più importante nella vita è saper prevedere un vantaggio. (Benjamin Disraeli)
- I grandi uomini in tempo di guerra vanno via tre al soldo. Non è che ce ne siano di più in giro: semplicemente la gente è dell'umore giusto per i grandi epiteti. (Lord Moran)

26 maggio 2006

Positive Sharing � How NOT to lead geeks

Positive Sharing � How NOT to lead geeks

Leading geek is a very difficult task. Here some precious recommendations.
Put geeks under pressure doesn't make them work harder, just does make them work worst.
See also: Joel Spolsky
See also: Paul Graham
See also: Guy Kawasaki

Why I care? Simply I turn out to be a super-geek (an intermediate grade of geek).

super geek